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Sentenze e politica

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Franco Bifano
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Provo a fare un "esperimento", solo teorico però, niente di scientifico.
Sono le tre del mattino, avverto un rumore e mi accorgo che qualcuno è entrato in casa. Se possedessi legalmente una pistola, quasi certamenre la userei. Non perché abbia trascorso l'adolescenza guardando i western di John Wyne ma perché, nel cuore della notte, non sono tenuto a indovinare le intenzioni di chi viola il mio domicilio.
Quindi, ho il diritto di proteggere me stesso e la mia famiglia. È così, punto.
Cambiamo scena.
Sono sempre le 3 di mattina, questa volta però l’intruso che è entrato in casa mi vede, si gira e scappa verso l'uscita, magari inciampa pure sul tappeto. A questo punto non gli correrei dietro per sparargli alka schiena.
Non divento improvvisamente James Bond con licenza di uccidere colpendolo mentre fugge.
Chiamo, invece, immediatamente i carabinieri.
Il diverso comportamento nelle due distinte circostanze non è irrilevante o marginale, ma è il punto fondamentale tra il diritto alla legittima difesa e l'abuso nel compiere una vendetta.
Non è una mia idea bizzarra, ma un principio ribadito anche con la riforma della Legge sulla legittima difesa del 2019, fortemente voluta dall'allora ministro Salvini,
La difesa è sempre legittima a condizione che il pericolo sia attuale, non quando l’aggressore è ormai in fuga (qualcuno lo dovrebbe ricordare al noto gira sagre!).
Nel caso del gioielliere Mario Roggero, tre gradi di giudizio hanno evidentemente ricostruito i fatti e sono arrivati alla stessa conclusione che il pericolo era superato e di conseguenza lo hanno condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione.
Ora, si può discutere se la pena sia severa, se la legge vada cambiata, perfino se la decisione lasci un senso di amarezza. Ma i fatti processuali sono e restano quelli.
In un Paese normale, probabilmente, la sentenza della Corte di Cassazione sarebbe stata oggetto di discussioni e critiche, ma infine accettata.
In Italia, invece, è partito lo sport più praticato dalla politica in questo momento: la caccia al voto!
E così, nel giro di poche ore, Salvini ha invocato la grazia. Vannacci pure. Nordio si è accordato con entusiasmo al coro. Il trio delle meraviglie si è subito impegnato in una gara di velocità per fare il post più indignato per aggiudicarsi qualche migliaio di like e possibilmente qualche voto.
Salvini, indossata a favore di telecamera la maglietta d’ordinanza stampata per l’occasione, si è precipitato nel carcere di Bollate a far visita a Roggero.
Ora – piaccia o meno - la grazia, non serve a eliminare o correggere una sentenza non gradita. La grazia è un atto eccezionale di clemenza che spetta al Capo dello Stato che interviene solo dopo aver riconosciuto la validità della sentenza, non mentre la stessa si usa come strumento di una campagna politica/elettorale.
Naturalmente, la vicenda umana del gioielliere suscita comprensione e anche immedesimazione. Non è difficile immaginare che chiunque abbia subito una rapina violenta porti dentro di sé ferite che non si vedono. Ma proprio perché i fatti come questi suscitano emozioni fortissime, il diritto serve a impedire che si decida sull’onda emotiva delle stesse. Gli stessi politici che chiedono ai cittadini di rispettare la legge non dovrebbero comportarsi da opportunisti, cavalcando le sentenze di comodo con lo scopo evidente di raccattare voti.
Altra cosa, invece, è il risarcimento danni dovuto alle famiglie dei rapinatori. Questo è un nodo intricato, un argomento molto delicato. Considerato che presenta diverse “sfaccettature” , meriterebbe una riflessione attenta quanto profonda anche da parte del legislatore .
Oggi, purtroppo, forse il vero protagonista di questa triste storia non è nemmeno Roggero, ma è il consenso. La domanda è: quanto si è disposti ad abbassare l’asticella della politica pur di ottenerlo? Ricordiamoci sempre che il consenso è momentaneo. Lo Stato di diritto si presume sia invece per sempre o no?

PUBBLICATO 21/07/2026 | © Riproduzione Riservata



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