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Sibari-Sila: una strada lunga più di vent'anni. E ancora non è finita

Foto © Acri In Rete
Michele Trematerra
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Ogni volta che si torna a parlare della Sibari-Sila, sembra quasi che si stia scoprendo oggi un’opera nuova.
Non è così.
La storia della Sibari-Sila è una storia che parte da lontano. Almeno dal 2002, quando l’opera entra nella programmazione infrastrutturale. Nel 2003, durante la Giunta regionale guidata da Giuseppe Chiaravalloti, con Aurelio Misiti assessore ai Lavori pubblici, il primo lotto viene inserito nel programma delle opere pubbliche dell’ANAS.
Nel 2004 arrivano le risorse attraverso l’Accordo di Programma Quadro sulle infrastrutture di trasporto: oltre 35 milioni di euro destinati al primo lotto Acri-San Demetrio Corone.
Nel 2005, con la Giunta Loiero e l’assessore Luigi Incarnato, il tracciato viene modificato.
Poi arrivano il progetto definitivo, quello esecutivo, la gara, i lavori.
E poi, ancora una volta, la storia italiana delle grandi opere incompiute: il cantiere si ferma.
Da allora sono trascorsi anni di annunci, sollecitazioni, incontri, interrogazioni, promesse e ricostruzioni della memoria. Nel frattempo, i viadotti sono rimasti lì, come una fotografia impietosa di quanto può essere distante la politica dal territorio quando alle parole non seguono i fatti.
Oggi, nel 2026, si torna a parlare concretamente del completamento del primo lotto. Sono state riattivate risorse per circa 11,7 milioni di euro.
È certamente una notizia positiva.
Ma attenzione a non confondere un finanziamento con un’opera realizzata.
Quegli 11,7 milioni riguardano il completamento del primo lotto Acri-San Demetrio Corone. Non significano ancora la realizzazione dell’intero collegamento Sibari-Sila.
E qui dovrebbe cominciare una discussione seria.
Perché la domanda non è più soltanto: chi ha fatto cosa?
La domanda è: dopo più di vent’anni, siamo finalmente nelle condizioni di portare questa strada fino in fondo?
Perché una infrastruttura del genere non riguarda soltanto Acri.
Riguarda la Sibaritide, la Sila Greca, i comuni dell’interno, le imprese, il turismo, l’agricoltura, la mobilità e soprattutto il diritto di un territorio a non essere condannato all’isolamento.
Per Acri, poi, la questione è ancora più importante.
Un paese che perde popolazione, attività economiche e servizi non può permettersi di aspettare altri vent’anni.
La Sibari-Sila non deve diventare l’ennesimo argomento da campagna elettorale.
Deve diventare una pratica amministrativa da chiudere.
Prima il completamento del lotto finanziato. Poi, immediatamente, la progettazione e il finanziamento dei tratti successivi.
Senza padrini e senza padroni.
Perché dopo più di vent’anni non abbiamo bisogno di qualcuno che ci racconti chi è stato bravo.
Abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica, con documenti e date: quando parte la gara, quando si aggiudicano i lavori e quando finalmente potremo percorrere quella strada.
Il resto, francamente, è soltanto memoria politica.
E di memoria, sulla Sibari-Sila, ne abbiamo già fin troppa.

PUBBLICATO 10/08/2026 | © Riproduzione Riservata



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