Bocciato dalla Prefettura il “sindaco sceriffo”. È più a destra della destra?
Acri rossa
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Ad Acri qualcosa non funziona nella redazione e nella gestione dei provvedimenti amministrativi e nel rispetto delle regole: per la seconda volta viene annullato un atto del sindaco. Forse anche in questo caso, come quando fu autorizzato l’impianto di una pala eolica di quasi 100 metri in Sila, il sindaco “era al mare” ma non lo ammette per assegnarsi direttamente la stelletta di sceriffo! Con l’ordinanza n. 6 del 3 febbraio 2025, il Comune aveva imposto ai proprietari il taglio degli alberi per una fascia di cinque metri dal ciglio della strada. Un provvedimento ritenuto illegittimo, tanto da costringere l’amministrazione a fare marcia indietro. Una disposizione che, se applicata senza le necessarie garanzie di proporzionalità e tutela, avrebbe potuto arrecare un danno significativo al patrimonio boschivo di Acri. Infatti è stata rettificata con ordinanza n.10 del febbraio 2025. Ora, il 13 agosto 2026, il sindaco torna ad adottare un provvedimento che, secondo quanto rilevato dalla Prefettura, presenta profili problematici sotto il piano della motivazione e della legittimità. La Prefettura sarebbe intervenuta chiedendo al Comune di revocare l’atto e, soprattutto, di confrontarsi preventivamente con il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica prima di assumere provvedimenti di questa portata. La questione non è di poco conto. Quando un provvedimento incide sulle libertà dei cittadini, non possono esserci improvvisazione, genericità o motivazioni insufficienti. Le libertà costituzionalmente tutelate possono essere limitate soltanto nei casi e nei modi previsti dalla legge, da autorità competenti e attraverso provvedimenti adeguatamente motivati. Nessuno, nemmeno chi amministra una comunità, può ritenersi al di sopra della legge. Ed è proprio per questo che anche quei cittadini che chiedono con insistenza limitazioni delle libertà altrui dovrebbero fermarsi a riflettere. Una volta accettato il principio secondo cui, per risolvere un problema, si può comprimere la libertà dei cittadini, nulla garantisce che domani quella stessa logica non possa essere utilizzata nei loro confronti. Riteniamo che Acri non abbia innanzitutto un problema di sicurezza. Ha piuttosto un problema di spazi di aggregazione, di partecipazione, di cultura civica e di coinvolgimento dei cittadini nella vita della comunità. Per cui ci sarebbe la necessità dimettere in campo politiche giovanili serie, condivise con le associazioni ed i comitati cittadini e, soprattutto, decise con il coinvolgimento dei ragazzi e dei giovani. E questi problemi non si risolvono mai, da sinistra, con provvedimenti repressivi ed illiberali. È doloroso constatarlo, ma anche il mondo associativo dovrebbe interrogarsi. Le associazioni presenti sul territorio potrebbero rappresentare luoghi fondamentali di aggregazione, confronto e partecipazione. Troppo spesso, invece, rischiano di trasformarsi in piccoli centri di potere, nei quali ciascuno finisce per costruire il proprio piccolo regno e qualcuno, a volte, finisce per entrare nella filiera del consenso elettorale clientelare. La partecipazione alla vita della comunità, invece, è ben altro: significa occuparsi realmente del territorio, difendere i diritti dei cittadini, creare occasioni di incontro, favorire la partecipazione democratica, attivare crescita sociale e culturale tramite le realtà locali e contribuire concretamente al miglioramento delle condizioni di vita ed al ripopolamento del paese. Perché un paese non si ripopola limitando le libertà: si ripopola rendendolo vivo, accogliente, partecipato e capace di offrire opportunità. Anche nell’ultimo provvedimento compare un termine che richiama una certa tradizione politica: il “decoro”. Ma cosa significa realmente “decoro” sul piano giuridico? E soprattutto: quale rapporto deve esserci tra decoro, sicurezza e ordine pubblico? Sono concetti che non possono essere sovrapposti arbitrariamente, perché dietro parole apparentemente innocue possono nascondersi limitazioni concrete dei diritti dei cittadini. È qui che occorre interrogarsi sul modello di comunità che vogliamo costruire. Una comunità più sicura non è assolutamente una comunità nella quale si moltiplicano divieti e limitazioni. La sicurezza dovrebbe essere perseguita nel rispetto delle regole, dei diritti e delle competenze istituzionali, non attraverso provvedimenti che rischiano di trasformare problemi sociali e culturali in questioni esclusivamente di ordine pubblico. Nè, tanto più, attraverso paventati e fantomatici atti di indirizzo in cui si diporrebbe la burocrazia amministrativa per farla intervenire attraverso l’azione di tanti funzionari/vice-sceriffi. Ci chiediamo: in tutto questo Avs che posizione ha? Il partito più a sinistra dell’arco parlamentare non può non esprimere una sua posizione visto che ora è entrato, inopinatamente, a far parte della maggioranza comunale. Perché i cittadini in vista delle prossime elezioni hanno bisogno di sapere a chi delegheranno l’amministrazione del paese nei prossimi 5 anni. Gli acresi devono riprendere in mano il proprio territorio e proporre delle idee di cambiamento reale, finalizzate a chiedere diritti, servizi, partecipazione e opportunità, non certo repressione e sceriffate. Acri possiede una ricchezza enorme: il suo territorio, il suo patrimonio naturale, la sua storia, le sue comunità, le tante sue associazioni e realtà di impegno sociale e le sue persone. È un patrimonio che merita di essere amministrato da soggetti che dispongano di maggiore attenzione, competenza, e rispetto della democrazia. Ma c’è una ricchezza ancora più importante, che non può essere sacrificata in nome del decoro o della sicurezza: la libertà. E quella libertà non deve essere data per scontata. Va conosciuta, esercitata e soprattutto difesa ad oltranza. Acri Rossa
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PUBBLICATO 16/08/2026 | © Riproduzione Riservata

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