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Ospedale di Acri, basta con le litanie! Dopo nove anni, Capalbo risponda dei risultati

Foto © Acri In Rete
Michele Trematerra
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Pino Capalbo continua con la solita litania sull’ospedale di Acri. Una narrazione ripetuta all’infinito, come se bastasse proclamarsi difensori della sanità pubblica per dimostrare di averla realmente difesa.
Ma la domanda è un’altra: che cosa è stato fatto, in nove anni di amministrazione, per restituire al nostro ospedale servizi, funzioni e dignità?
Un ospedale non si difende con i comunicati, con le dichiarazioni o con le polemiche sui social. Si difende conquistando servizi, garantendo personale, potenziando le prestazioni e pretendendo investimenti. Tutto il resto è propaganda.
E c’è un aspetto che Capalbo dovrebbe ricordare.
Quando la sanità calabrese era già attraversata da scelte di riorganizzazione che minacciavano il futuro dell’ospedale di Acri, io mi battevo per difenderlo. Anche durante la stagione politica di Agazio Loiero, quando alla guida della Regione si decidevano strategie e assetti della sanità calabrese, la mia posizione era chiara: l’ospedale di Acri doveva essere salvaguardato.
In quegli anni altri presidi ospedalieri sono stati chiusi o riconvertiti. Io sostenevo la necessità di difendere quello di Acri, consapevole del valore che rappresentava per il nostro territorio. Non era una battaglia di convenienza, ma una scelta politica precisa: tutelare il diritto alla salute di una comunità di montagna, spesso penalizzata dalla distanza dai grandi centri.
Ecco perché oggi non accetto che la difesa dell’ospedale venga ridotta a una litania ripetitiva, senza un confronto serio sui risultati.
Quando ero impegnato nell’amministrazione della cosa pubblica, l’ospedale di Acri aveva servizi e funzioni che oggi appaiono profondamente ridimensionati. Da allora, invece di assistere a un rilancio, abbiamo visto un progressivo impoverimento dell’offerta sanitaria.
Il punto non è soltanto se l’ospedale sia ancora aperto. Il punto è che cosa è rimasto di ciò che era e che cosa è stato fatto per impedirne il declino.
Capalbo governa la città da nove anni. Non può continuare a raccontare la storia dell’ospedale senza assumersi la responsabilità politica di ciò che è accaduto durante la sua amministrazione.
Quali servizi sono stati recuperati? Quali sono stati potenziati? Quali nuove prestazioni sono state ottenute? Quali risultati concreti può presentare ai cittadini?
Sono domande legittime, alle quali non si può rispondere evocando continuamente il passato o attribuendo ad altri tutte le responsabilità.
La sanità non è una bandiera da sventolare nelle occasioni opportune. È un diritto fondamentale, tanto più importante per una città come Acri, dove le distanze, l’invecchiamento della popolazione e le difficoltà dei collegamenti rendono indispensabile una rete sanitaria efficiente.
La mia posizione è sempre stata chiara: l’ospedale andava difeso quando era minacciato e va rilanciato oggi, senza ambiguità e senza strumentalizzazioni.
Per questo rivolgo a Capalbo una domanda semplice: se l’ospedale è stato difeso così bene, come sostiene, perché i cittadini continuano a denunciare la perdita di servizi e prestazioni? La storia non si riscrive con gli slogan. E nove anni di amministrazione non si possono liquidare con una litania.
Acri merita un ospedale vero, con servizi adeguati ai bisogni della comunità. Merita risposte, impegni verificabili e risultati.
Il resto sono parole. E di parole, sulla sanità di Acri, ne abbiamo sentite fin troppe.

PUBBLICATO 18/10/2026 | © Riproduzione Riservata



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