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Studi archeologici: Convenzione Comune-Unical

Foto © Acri In Rete
Francesco Foggia
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Il territorio di Acri ha dato alla collettività, in questi ultimi 60 anni, reperti archeologici importanti per la sua storia. Il loro ritrovamento, però, è avvenuto quasi sempre per pura casualità. Nel 1970 si rinvennero su Serravuda reperti ceramici (Bertolani M., 1972) in scavi geognostici. In quegli anni, questi reperti ceramici furono ritenuti del III-II sec. a.C. dal direttore del Museo Archeologico di Modena, B. Benedetti (coadiuvato dal prof. R. Peroni), nella stesura di una mia tesina universitaria. Una recente pubblicazione (Foggia F., Sighinolfi G., Tosatti G., 2023) attribuisce al IV-II sec. a.C. la datazione delle suddette ceramiche. Si deve, poi, alla particolare attenzione di Giuseppe Palermo se, in un terreno di risulta proveniente dalla località Colle Dogna, si sono rinvenute nel 1966 straordinarie testimonianze del periodo Eneolitico-Bronzo antico (Castagna M.A., Schiappelli A., 2004) (Castagna M.A., Schiappelli A., Vanzetti A., 2019). La sommità di Serravuda ha richiamato più volte esperti geochimici a fare ricognizioni ed analisi di laboratorio per risalire alle cause che avevano portato alla fusione delle rocce (Elmi C., Cipriani A., Lugli F., Sighinolfi G.P., 2021). La strada, per l’assenza di specifica bibliografia, non era facile! Anzi è stato arduo arrivare a scartare possibili cause naturali di fusione delle rocce (fulgoriti o caduta di meteorite, sull’esempio di quella osservata nel 1583 da Castrovillari) a favore di cause antropiche per usanze preistoriche. A tal proposito, si tenevano ben presenti i “vitrified forts” che la popolazione celtica, in epoche diverse, aveva sparso in Europa centrale: dalle isole britanniche e dal Portogallo (incluso il Nord-Italia) fino alla Scandinavia. Venire a capo dell’origine delle rocce fuse su Serravuda (Acri) ha impegnato il prof. Giampaolo Sighinolfi di Modena fin dal 1970, coinvolgendo, nel tempo, vari ricercatori italiani e stranieri per la sua lunga attività accademica. Egli, a maggio del 2024, ha pubblicato uno studio (Galli A., Saleh M., Foggia F., Sighinolfi G.P., 2024) basilare per le ulteriori indagini, dal momento che l’incendio del 23 luglio 2023 su Serravuda condizionerà l'uso della termoluminescenza per la datazione della fusione originale delle rocce ivi giacenti. Fa piacere, comunque, che l'Amministrazione di Acri voglia saperne di più. Parimenti, non si può soprassedere sul ritardo trentennale delle risultanze archeologiche sul sito di Colle Dogna da parte dell'Università “Sapienza” di Roma. Francesco Foggia

PUBBLICATO 20/10/2026 | © Riproduzione Riservata



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