Morte di Francesco Roselli chiesto rinvio a giudizio per i medici
Giulia Zanfino
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All'Annunziata se stai male ti mandano dallo psichiatra. Poi muori, e la Procura richiede il rinvio a giudizio dei sanitari. Questo è solo uno dei dettagli del calvario di Francesco Roselli, 64 anni, padre di tre figli, politicamente attivo. "Un leone", secondo la descrizione di chi lo conosceva. "Un uomo nel pieno della forza fisica, ci sarebbe voluto un bulldozer per abbatterlo", testimonia la nipote. Probabilmente, invece, è bastato un intervento e la mancanza di dovuta assistenza all'Ospedale Annunziata di Cosenza per stroncare la sua vita e fare a pezzi una famiglia felice. Per la sua morte la P.M. Marisa Manzini, Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Cosenza, ha formulato una richiesta di rinvio a giudizio per il primario del reparto di chirurgia "Falcone", dott. A.P., ed per un altro sanitario del reparto, dott. M.P.
La chirurgia "Falcone". Tutto comincia il 20 giugno 2014, più di due anni fa. Francesco sta male e decide di andare al Pronto Soccorso di Acri. Il medico di turno quella sera, visita il paziente e lo rimanda a casa perché, a suo dire, sta bene. Ma la notte il malcapitato continua a torcersi dal dolore e la mattina del 21, alle cinque e mezza, si ripresenta al Pronto Soccorso. Questa volta, sulla scorta delle vivaci proteste della moglie, gli esami strumentali svolti e non effettuati al primo accesso, portano a diagnosticare una sospetta perforazione gastrointestinale. Così Francesco viene mandato all'ospedale Annunziata di Cosenza, destinazione: chirurgia "Falcone", dove troverà la morte tra atroci sofferenze. Ma lui e i suoi familiari ancora non lo sanno. Saranno tutti accanto a lui nei giorni a venire, tanto da fornire dettagli sconvolgenti sulla degenza del malcapitato. Il totale abbandono. Sin da subito le condizioni di Francesco Roselli non sembrano migliorare, nonostante l'intervento chirurgico in laparoscopia. I familiari sono allarmati, lo conoscono, non è da lui lamentarsi. Ma è tutto normale, dicono i sanitari. E moglie e figli se ne fanno una ragione, fin quando il grido di dolore esplode. È il 26 giugno. Francesco è devastato. La setticemia probabilmente si sta diffondendo nel suo corpo in modo massiccio, anche se nessuno vuole rendersene conto. Sono passati cinque giorni dall'intervento e alle sue richieste di aiuto la chirurgia "Falcone" risponde sottoponendolo ad una visita psichiatrica. Oltre al danno la beffa, in uno scenario tetro e surreale. "Quando si toccava la pancia gli usciva sangue dalla bocca", raccontano i familiari, ancora oggi distrutti dal dolore di questa morte assurda. Il secondo tardivo ed inutile intervento. Nonostante il quadro agghiacciante, la Tac al malcapitato Roselli sarà fatta solo il giorno 27 giugno, dopo ben sei giorni di ricovero. Proprio lui, risalito dalla Radiologia, racconterà ai parenti: "Li sentivo litigare quando ero sotto, un vero caos, ma non sono riuscito a capire cosa stessero dicendo". Da quel momento il destino di Francesco è segnato. Lo documenta il referto della Tac. Il suo corpo è devastato dalla sepsi. Ma solo 12 ore dopo l'esame viene sottoposto ad un altro intervento. E quando entra in sala operatoria, sveglio e nel pieno delle facoltà intellettuali, seppur fisicamente sofferente, trasfigurato, quasi irriconoscibile, i familiari non sanno ancora della gravità del suo stato. Nessuno li mette al corrente che quella, con molta probabilità, è l'ultima volta che lo vedono vivo. Morirà di shock settico nel reparto di Rianimazione (dove viene trasferito dal reparto di Chirurgia in condizioni disperate), la mattina del 29 giugno, dopo circa venti ore di coma farmacologico. La moglie Santina, i figli, i fratelli e i nipoti, che sono stati sempre al suo fianco, tranquillizzati quotidianamente con frasi come: "Va tutto bene, è il normale decorso post-operatorio" ed altri frasi di routine, conosceranno la gravità delle sue condizioni solo dopo il secondo intervento. E continueranno a sperare, fino alla fatidica telefonata: "Signora, venga a prendere suo marito o lo portiamo in obitorio". La denuncia. Il 7 luglio 2014 i familiari di Francesco Roselli hanno sporto denuncia ed oggi, grazie al loro coraggio, possiamo raccontare questa vicenda ripugnante, inaccettabile e atroce, che scatena un forte sentimento di incertezza e paura. L'ennesimo capitolo oscuro della spinosa questione Sanità, in Calabria. Abbiamo sentito anche il legale della famiglia, l’avv. Vincenzo Conforti del foro di Bari, il quale ha dichiarato: "In questa angosciosa vicenda ci hanno colpito, e sono eloquenti, le foto (acquisite agli atti) che ritraggono il sig. Roselli subito dopo il primo intervento chirurgico e le foto che ritraggono lo stesso poche ore prima della sua morte e dopo una degenza ospedaliera di circa sette giorni. Ebbene, una persona, per come correttamente definita dai familiari, |
PUBBLICATO 16/11/2016 | © Riproduzione Riservata

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