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Deliri e menzogne, la triste parabola di un sindaco che ha fallito

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Partito Democratico - Acri
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Il tentativo tragicomico da parte dell’Amministrazione Tenuta,  di scaricare su altri responsabilità che invece sono tutte proprie, deve essere risultato patetico sin da subito,  probabilmente,  anche allo stesso primo cittadino. I fatti però, stavolta sono davvero incontrovertibili.
Amministrare un ente pubblico richiede forte dedizione al lavoro, esperienza, idee,  competenze e, soprattutto, sacrificio dei vantaggi personali in favore dell’interesse collettivo.Questi e molti altri erano gli elementi che, all’atto dell’insediamento e innanzi ad una difficile situazione finanziaria, il sindaco e la sua giunta avrebbero dovuto mettere in campo. Così non è stato. Chi può, dopo le sonore bocciature della Corte dei Conti, affermare che l’azione più importante richiesta a questa Amministrazione, ovvero quella di risanamento per mezzo del piano di rientro, non sia stata fallimentare?
Ovviamente nessuno.
La politicanon sarà una scienza esatta, ma la sua prassi storica è contrassegnata da molte relazioni di causa-effetto. Oggi purtroppo, complice il diffondersi della cosiddetta mala politica, molte di queste relazioni sono andate perdute, prima fa tutte quella che ad un conclamato ed irrecuperabile fallimento impone le immediate dimissioni del responsabile dello stesso.
Il sindaco invece, non solo cerca ancora di camuffare la sua fallimentare azione politica ma, incredibilmente, cerca goffamente di addebitarla ad altri. Cogliamo l’occasione per ricordare al sindaco Tenuta che, il Partito democratico acrese, tra i banchi del consiglio comunale così come per le strade, si è sempre opposto a tutte quelle politiche, dal nostro punto di vista, dannose per questa città, indipendentemente dal colore con il quale queste erano perpetrate. Voglia considerare prova di questa condotta il fatto che il fallimentare piano di rientro proposto da questa amministrazione e bocciato (ricordiamolo) dalla Corte dei Conti, ha avuto i voti di molti ma non certo quelli dei nostri consiglieri.
Il sindaco inoltre ci accusa di una “blanda” opposizione all’epoca del governo Udc. Oltre che mentire,in questo caso peròdimostra di avere poco discernimento delle funzioni che la legge ripartisce tra maggioranza e opposizione. Cosa gravissima per un amministratore.Ad ogni modo, caro sindaco, proprio tu che sei politicamente figlio di quelle stagioni amministrative, come puoi accusare di scarsa opposizione noi che, invece,siamo sempre staticoloro che proprio quelle stagionihanno osteggiato?
A tal proposito è bene ricordare che fu proprio in quel momento che, dalla stessa poltrona in cui ti ergi oggi con le vesti ripulite, arrecasti enormi danni, in termini debitori, a questa città. Come non ricordare la questione di Acritransport da te fortemente voluta negli anni della tua prima sindacatura, costata al Comune di Acri ben oltre 10 milioni di euro in dieci anni e che, da sola, ha prodotto un danno economico quantizzabile in circa 1,8 milioni di euro di debiti fuori bilancio? Come non ricordare le continue rimodulazioni dei mutui differiti nel tempo ipotecando le speranze di una intera città, i continui affidamenti diretti nonché le costanti esternalizzazioni dei servizi che, ieri come oggi, ti affanni a rincorrere.
E dunque caro sindaco, accertato che la tua azione di risanamento non solo ha fallito ma, paradossalmente ha aggravato la condizione economica di questa città, e ricordato che nonostante hai cercato in tutti i modi di nasconderle, enormi sono le tue responsabilità nel dissesto di questo comune, ti consigliamo un atto di serietà politica, invitandoti, ancora una volta, alle dimissioni.

PUBBLICATO 19/11/2016 | © Riproduzione Riservata



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