Questione Andromeda, la LACA non dice la verità
Maurizio Feraudo
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Nella mia qualità di difensore del Comune di Acri nel contenzioso promosso nei confronti di Andromeda Informatica mi corre l’obbligo di colmare le grosse lacune ed in esattezze contenute nell’articolo a firma “L.A.C.A.” (Libera Associazione Cittadini Acresi) al solo fine di rendere onore alla verità dei fatti e sottolineare la correttezza del comportamento dell’Ente che ho l’onore di rappresentare.
Giova premettere che il dovere di informazione impone non solo di riportare le notizie con il dovuto equilibrio ma, soprattutto, di acquisire entrambe le tesi delle parti contrapposte. Quando ciò non avviene, come nel caso di specie, è evidente che l’intento di chi divulga la notizia in maniera del tutto distorta e tendenziosa non è quello di “informare” bensì quello di “denigrare” in maniera speculativa, per interessi che non sono sicuramente quelli della collettività. Ebbene, non sfuggirà ai lettori che lo scorso anno, in questi stessi giorni, tutti i servizi del Comune di Acri, anche e soprattutto quelli essenziali per i cittadini (anagrafe, stato civile, tributi, personale, ecc.), erano completamente paralizzati per avere la società Andromeda Informatica, il cui contratto di gestione dei servizi informatici era scaduto il 31/12/2015, bloccato il sistema, con enorme quanto gravissimo pregiudizio per l’intera macchina comunale, per i cittadini innanzitutto. Andromeda Informatica, che per oltre 30 anni ha fornito i servizi informatici al Comune senza alcuna gara, non solo non ha inteso partecipare alla procedura ad evidenza pubblica espletata dal Comune in ossequio alla normativa vigente, ma, alla scadenza del rapporto (31/12/2015), non ha inteso nemmeno riconsegnare all’Ente, che ne è proprietaria, tutti i dati e gli archivi fino ad allora gestiti. Conseguentemente, il Comune si è visto costretto a chiedere al Tribunale, con ricorso ex art. 700 c.p.c., un provvedimento cautelare al fine di ottenere l’immediata riattivazione dei servizi, tutti essenziali per il funzionamento della macchina comunale, e solo dopo l’avvio dell’azione giudiziaria la società Andromeda, che fino a quel momento era rimasta sorda finanche alla sollecitazione della Prefettura di Cosenza, ha riattivato i servizi informatici del Comune ed il Tribunale di Catanzaro – Sezione Specializzata in Materia d’Impresa, sul presupposto che “si verte in materia di servizi pubblici locali essenziali, rientrando in tale definizione i servizi demografici, elettorali, di stato civile, di contabilità, di gestione del personale e delle entrate”, e che “la particolare rilevanza degli interessi collettivi coinvolti impone di garantire continuità nell’erogazione dei relativi servizi, tant’è che l’erogazione della fornitura può comportare conseguenze di rilievo non solo civilistico”, ha ordinato ad Andromeda Informatica di consegnare al Comune di Acri il contenuto dei suoi archivi. Provvedimento, questo, effettivamente poi revocato dallo stesso Tribunale a seguito di reclamo proposto da Andromeda per il solo fatto che questa stava comunque “proseguendo nel servizio di manutenzione ed assistenza software ed hardware del Comune di Acri”, cosicchè era venuta meno l’imminenza di quel “periculum in mora” che aveva indotto il primo Giudice ad ordinare la restituzione degli archivi che, giova ribadirlo, sono di proprietà del Comune. Dunque, nessuna “malafede e incompetenza” degli amministratori, ma più semplicemente senso di responsabilità e rispetto delle procedure per l’affidamento dei servizi comunali. Ed invero, contrariamente a quanto sostiene la “L.A.C.A.”, i cittadini oltre “al danno” avrebbero subito “la beffa” qualora il Comune avesse ceduto alla pretesa economica di Andromeda che per la restituzione degli archivi di proprietà dell’Ente pretendeva – e pretende ! - ingenti corrispettivi non dovuti. Perdipiù, il comportamento di Andromeda sta determinando il mancato trasferimento degli archivi dei dati del Comune alla Dedagroup S.p.A., risultata aggiudicataria del servizio - giova ribadirlo – a seguito di formale gara ad evidenza pubblica, ed ha indotto l’Ente a promuovere, sempre dinanzi al Tribunale delle Imprese, il conseguente giudizio per il risarcimento dei danni quantificati in complessivi € 500.000,00 in quanto “è giusto che chi sbaglia paghi”. |
PUBBLICATO 10/01/2017 | © Riproduzione Riservata

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