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Verso le elezioni. L’ex sindaco Tenuta: “non date la fiducia a chi ha saccheggiato il comune ed a chi fa solo promesse” (video dell'intervento)

Foto © Acri In Rete
Roberto Saporito
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Dopo aver deciso di non ricandidarsi, all’indomani della mozione di sfiducia firmata da nove consiglieri, di cui uno di maggioranza, su sedici, aveva ritenuto opportuno stare ai margini pur sostenendo il candidato Maurizio Feraudo. Domenica scorsa, stimolato dallo stesso Feraudo, ma anche dagli avversari di Feraudo stesso, l’ex sindaco Nicola Tenuta, ha deciso di esporsi e salire sul palco.
Lo ha fatto in una piazza Sprovieri abbastanza piena. Accanto a lui l’ex vice sindaco, Paola Capalbo e, naturalmente, il candidato a sindaco Maurizio Feraudo.
Tenuta parla per mezz’ora circa, con passione e vigore, senza insulti ma con molte frecciate, con orgoglio e soddisfazione sottolinea le cose fatte in tre anni e mezzo, strappa applausi, ed alla fine perde anche la voce.
Insomma non si risparmia. Già dopo pochi minuti l’ex sindaco affonda i primi colpi: “ho sposato questo progetto politico fatto da liste civiche che già nel 2013 riuscirono a spazzare via centro destra e centro sinistra ed a battere chi aveva svuotato le casse comunali ma che oggi, senza ritegno, ha il coraggio di riproporsi, sono convinto che anche questa volta gli elettori premieranno l’onestà e manderanno a casa gli usurpatori.”
Ed aggiunge: “centro destra e sinistra non hanno nessuna legittimazione a candidarsi alla guida della città, sono loro i veri responsabili del declino e del dissesto.”
Tenuta si scalda e rincara la dose: “dove erano i partiti quando il Comune veniva saccheggiato e quando incalzavano le vicende giudiziarie?” Ed ancora: “mi accusano di aver tagliato alberi per far posto ad un’area per grandi e piccini ma si dimentica il saccheggio dei boschi e che la mia maggioranza ha revocato una delibera che prevedeva una centrale a biomasse.”
Poi rivendica alcuni meriti: “quando mi insediai nel 2013, trovai un Comune in coma, con casse vuote e debiti fuori bilancio, una città sporca e fornitori che chiedevano le loro spettanze, ho acceso un mutuo e pagato debiti non miei, ho speso otto milioni per lavori tra cui foto boario, parco Caccia, palazzo Sprovieri, piazza Beato Angelo, casa per anziani e pista ciclabile, ho avviato la raccolta differenziata.”
Quindi la questione dissesto finanziario: “decisi di ricorrere contro la Corte dei Conti e dopo l’inevitabile aumento delle tariffe, riuscii ad abbassarle del 40%, ho tentato di salvare l’Ente con un Piano che non ha convinto la Corte ma oggi il Comune ha debiti per nove milioni e può contarne sul oltre dieci per fare investimenti, chi ha prodotto il 70% dei debiti e chi ha causato il fallimento del Comune non ha il diritto di candidarsi.”
E conclude: “sono stato mandato a casa da chi pensava che il Comune fosse un poltronificio retribuito e da chi aveva paura del sottoscritto, un complotto per far fuori chi aveva raccolto circa settemila voti e stava pensando solo alla comunità.”  


PUBBLICATO 29/05/2017 | © Riproduzione Riservata



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