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Comunità montana: sede a rischio chiusura.

Piero Cirino
Foto © Acri In Rete
E' bastato qualche sussurro, che in poco tempo si è trasformato in fragore, a creare apprensione ad Acri circa le sorti della comunità montana “Destra Crati”.
E' di ieri la pubblicazione della proposta di legge di riordino degli enti montani da parte della Regione Calabria. Secondo le disposizioni della Finanziaria, le Regioni sono tenute a legiferare in materia entro il prossimo 30 giugno, tenendo ben presenti alcune condizioni imprescindibili, tra le quali la riduzione di almeno un terzo delle spese di gestione di questi enti.Secondo quanto disposto nella proposta della Regione Calabria, delle nuove comunità montane faranno parte i Comuni il cui territorio non sia inferiore per almeno il 70% della loro superficie al di sopra di 400 metri di altitudine sul livello del mare; i Comuni che presentino congiuntamente i seguenti requisiti: ubicazione della sede municipale al di sopra di 300 metri di altitudine sul livello del mare, territorio non inferiore per almeno il 35% della loro superficie al di sopra di 300 metri di altitudine sul livello del mare; quelli che abbiano una superficie del territorio comunale ubicata per almeno il 25% al di sopra di 500 metri di altitudine sul livello del mare.
Non possono comunque essere associati in una comunità montana i Comuni che abbiano una popolazione superiore ai 15.000.
Le nuove comunità montane saranno sedici, di cui sei nella Provincia di Cosenza.
Calcoli alla mano, Acri avrebbe i requisiti per continuare a far parte di questo ente. E fin qui non vi sono elementi di allarme, poiché ufficialmente altro non si sa, così come non si conosce la struttura delle nuove comunità montane. Sconfinando nell'ufficioso, invece, si sa che Acri perderebbe la sede e che la “Destra Crati” non esisterebbe più. Esisterà invece la comunità montana “Silana”, con sede a Spezzano Sila. Acri è sede della “Destra Crati” dal 1974 e oggi vi sono 44 dipendenti, di cui 42 di Acri.
La struttura, di sua proprietà, è stata ristrutturata di recente. Del futuro degli uni e dell'altra al momento nulla si sa. Se questa ipotesi dovesse trovare effettivo riscontro, Acri risulterebbe ulteriormente impoverita. La prospettiva determina allarme, non solo tra gli addetti ai lavori. Stamattina una delegazione di dipendenti della comunità montana incontrerà il sindaco per concertare iniziative tese a scongiurare un pericolo tutt'altro che virtuale.


Fonte: "Il Quotidiano della Calabria" del 05-06-2008.

PUBBLICATO 06/06/2008

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