RELIGIONE Letto 2764  |    Stampa articolo

La condivisione e la sobrieta’ come segni dell’appartenenza all’unica famiglia umana.

sac. Sergio Groccia
Foto © Acri In Rete
La questione del denaro, dei soldi è dirimente nella storia dell'umanità: in modo drammaticamente esplicativo si potrebbe ricordare che il 70% degli attuali abitanti dell'India vive con un euro al giorno e che , nello stesso momento, ci sono persone, fra le quali speriamo in forma lieve, possiamo esserci anche noi, che sprecano con un consumismo inaccettabile, rispondendo non ad esigenze vitali, ma a bisogni artificiali indotti. La cupidigia del denaro e del suo accumulo, la massimizzazione dei profitti ad ogni costo, rappresentano un idolo sul cui altare vengono immolate ogni giorno migliaia di vite umane.
In nome di questa divinità si è disposti a vendere la coscienza, a girare lo sguardo da coloro che appena sopravvivono e muoiono a causa di questa cupidigia; si è attivi nell'organizzare la produzione e la vendita delle armi; quella delle droghe; il traffico, la tratta, la schiavitù degli esseri umani a cominciare dalle donne.
Si è disposti all'usurpazione e allo sfruttamento dell'ambiente vitale; ad accettare, illegalità, falsità, corruzione. Anche la crisi economica, considerata globalmente, è conseguenza del liberismo sfrenato, di una finanza non legata strettamente alla condizione di vita delle persone, delle comunità, dei popoli. Le conseguenze sono drammatiche.
Prospettiva del tutto diversa e alternativa è quella di un'economia che, riprendendo il suo statuto originario, diventi la norma organizzativa per la vita della casa comune: la propria famiglia, la comunità di appartenenza, la famiglia umana, legata da una interdipendenza sempre più evidente. Sono in atto certamente esperienze importanti e significative di cooperazione con comunità del Pianeta, con la consapevolezza che la loro prima azione comporta la rottura delle complicità con le cause strutturali dell'ingiustizia, del dominio, della guerra, delle varie forme di sfruttamento, di schiavitù e di razzismo, di distruzione dell'ambiente vitale.
E nello stesso tempo con la convinzione che la cooperazione è fra soggetti con pari dignità e che il nostro mondo può contribuire in denaro e tecnologia e gli altri mondi lo possono in umanità, cultura, spiritualità. Emerge poi in modo evidente, in questo ultimo periodo, un interrogativo dirimente: com'è possibile cooperare con comunità del Pianeta se si attuano a livello nazionale e regionale politiche razziste? Pare proprio sia inaccettabile questa dissociazione etica.
Si possono registrare, come segni di ragionevole speranza, esperienze di sobrietà e di condivisione anche nelle nostre comunità.

PUBBLICATO 15/10/2009

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