OPINIONE Letto 4495  |    Stampa articolo

Primi studi sul fenomeno franoso di inizio febbraio 2010 nell’abitato di Serricella.

Francesco Foggia
Foto © Acri In Rete
(Dalla Relazione geomorfologica commissionata da alcuni proprietari degli immobili sgomberati)

La frana, verificatasi nei primi giorni di febbraio 2010, che ha minato la stabilità di n. 5 edifici privati (foto 4) e vari tratti della strada comunale (foto 1) nei pressi dell'abitato di Serricella, nel Comune di Acri, ha interessato un'area nella quale non veniva evidenziato alcun elemento di dissesto nella cartografia specialistica in possesso del Comune di Acri, e nella cartografia associata al PAI regionale. I suddetti studi riportavano dissesti a circa 15-20 metri più a valle dell'arteria comunale.
Si è trattato di uno scoscendimento di versante di nuova formazione, con spessore massimo di 10-12 metri (non sempre visibile per la presenza di una folta vegetazione), che ha rimobilizzato parzialmente anche un secondo corpo franoso più antico (per spessori più modesti di 2-3 metri). Il fenomeno in questione verosimilmente si è esteso per mq 7.785 (5.777 + 2.008), localizzato in un'area comunque vulnerabile per il particolare stato fisico delle formazioni geologiche affioranti.
Nell'area interessata dall'evento sono visibili due superfici di distacco: una che ha intaccato l'asse stradale principale e l'altra alle spalle dei fabbricati: le fratture visibili sul terreno hanno dimensioni variabili fra 5 e 30 cm (foto 1, 2, 3, 5).

CONCLUSIONI
… Il contesto geologico e geomorfologico del territorio di Acri è stato così sede di movimenti di massa molto profondi, con superfici di scorrimento di parecchie decine di metri di spessore, e la cui evoluzione, lenta nel tempo, trova consistenti accelerazioni in concomitanza di eventi meteorici intensi o di sismi anche di modesta intensità.
… Nella zona considerata erano noti gli eventi franosi, che si attivavano periodicamente. L'area rivelava tutta la sua fragilità, anche se la manifestava ad una certa distanza dall'abitato.
Il PAI evidenziava un'area franosa (Carta Inventario dei centri abitati instabili) a valle della strada comunale (circa 15 metri) e riportava un'area a rischio di frana R2 a ridosso della prima, che allargava la fascia di salvaguardia. Anche questa seconda perimetrazione (di rispetto dei fenomeni franosi veri e propri sottostanti, in direzione Nord) includeva quasi tutto la struttura viaria ma non interessava minimamente i fabbricati in questione.
Questa perimetrazione di aree di rispetto autorizza tutte le cautele del caso: le aree prossime ad altre soggette a intensi e continui fenomeni franosi, quando sono sedi di opere civili (case, strade, acquedotti, fognature, etc.), necessitano di indagini particolareggiate e scelte tecniche appropriate.
La superficie che occupa l'asse stradale prospiciente i fabbricati lesionati dalla frana, per la sua posizione, non era da meno, e avrebbe richiesto un'attenzione particolare, fino a giustificare interventi di protezione idrogeologica e/o interventi precauzionali di bonifica e di salvaguardia dei terreni posti a valle della struttura viaria.
Nell'area sono presenti delle opere civili che richiedevano particolari accorgimenti, onde evitare assorbimenti idrici involontari da parte del suolo e sottosuolo:

- la canaletta d'irrigazione a monte dei fabbricati (quando non funzionante raccoglie, comunque, l'acqua piovana da monte) doveva essere impermeabilizzata con materiali idonei (foto 6);
- la struttura viaria doveva raccoglier e smaltire rapidamente l'acqua piovana in collettori idonei allo scopo e distanti dall'area (foto 5);
- la fogna e l'acquedotto, che insistono sull'asse stradale, necessitavano di continui controlli al fine di prevenire rotture e perdite idriche nel sottosuolo (consigliabili materiali non rigidi e non soggetti a corrosione) (foto 1 e 4).

I suddetti fattori, anche con modesti afflussi meteorologici, riescono a compromettere ulteriormente le caratteristiche fisiche e tecniche delle rocce già alterate e incidono sulle oscillazioni del pelo libero della falda innescando fenomeni di collasso o di instabilità strutturale.


F. 1 (18.2.10) - Serricella. Ciglio di distacco della frana lungo la strada comunale.


F. 2 (18.2.10) - Serricella. Ciglio di distacco della frana a monte dei fabbricati


F. 3 (11.2.10) - Serricella. Corpo franoso (parte sinistra) a valle della strada comunale.


F. 4 (18.2.10) - Serricella. Fabbricati lesionati dall'evento franoso. Sistemazione di emergenza della rete                            idrica.


F. 5 (18.02.10) - Serricella. Acqua piovana stazionante sull'asse stradale.


F. 6 (2.3.10) - Serricella. Acqua piovana stazionante nel canale d'irrigazione a ridosso dei fabbricati,                          coinvolti dall'evento franoso







PUBBLICATO 28/04/2010

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