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L'eroe mafioso.

Angela Scavello
Foto © Acri In Rete
L'altro ieri, davanti alla Questura di Reggio Calabria, una folla gremita aspetta l'uscita teatrale - quasi da red carpet- di uno dei boss più temuti della 'ndrangheta calabrese: Giovanni Tegano latitante dal '93. Non ci furono fischi e gesti di sdegno come ci si poteva aspettare da un qualsiasi paese civile che si rispetti. Ma solo applausi per il boss e risentimento verso le forze dell'ordine che come carnefici mettevano in manetta un "uomo di pace". Sono queste le parole infatti che riecheggiarono forti e taglienti da parte di uomini e donne disperate. Non mancarono nemmeno i bambini in veste di spettatori a tale oltraggio: come mostrano infatti le foto pubblicate da Repubblica.it dove si vede un uomo con in spalla suo figlio costretto ad applaudire un pluri-assassino ma che per il loro occhi appare quasi un eroe ingiustamente punito.
Questo è ciò che accade quando il progresso sociale è imbrigliato in sistemi mafiosi di stampo arcaico, quando il progresso ideologico non esiste e quando i propri orizzonti non superano le strade di un paesotto senza sbocchi sulla vita reale-altra. Tutto ruota all'interno di un circolo vizioso senza uscita, un terreno malato che lo alimenta e lo rinvigorisce.
I soli organi di competenza, le leggi e le manette possono fare ben poco o nulla contro una "cultura" che invece di condannare plaude e incita. Ovviamente mi discosto da banali generalizzazione che includerebbero nella folla di ieri l'intera cittadina di Reggio ma l'esistenza di questi focolai và comunque temuta e tenuta presente quando si argomenta sulle possibili soluzioni per risollevare un Paese - la Calabria come un po'tutto il Sud d'Italia - che da decenni è macchiato dal crimine organizzato. Ammetto che questa sia una sfida ardua poiché significherebbe intervenire sulla mentalità di un popolo e insegnare loro che un'altra vita è possibile, significherebbe impartirgli i rudimenti di una vita sociale fatta di sacrifici personali e di lavoro onesto.
Significherebbe dunque aprirli verso la Civiltà e la Cultura nelle loro accezioni più nobili e comunemente condivise. Difficile dunque ma non impossibile soprattutto se a muoversi sono coloro che come me questa terra la amano e che vogliono ridargli la dignità troppo spesso perduta.

PUBBLICATO 29/04/2010

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