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Lampedusa al collasso e il centro per minori stranieri di Acri è vuoto.

Giulia Zanfini
Foto © Acri In Rete
Un centro per minori stranieri non accompagnati che conta 15 posti, preposto all'accoglienza di rifugiati politici in fuga dai teatri di guerra, vuoto e immerso nel silenzio, nel cuore del centro storico di Acri, paese calabrese dell'entroterra silano. Una contraddizione forte, che stride con la situazione drammatica e il clima rovente che l'isola di Lampedusa attraversa da giorni, stretta tra gli sbarchi dei migranti, l'emergenza sanitaria e l'esasperazione dei suoi abitanti. Quando il progetto del centro "La casa di Abou", che rientra nell'ambito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), è stato bocciato dalle graduatorie ministeriali, "l'emergenza sbarchi" non era ancora scattata. Ma il centro era attivo da più di due anni, e aveva ottenuto ottimi risultati sia sul piano dell'integrazione dei migranti nel territorio acrese. Del resto il centro non è stato rifinanziato neanche dopo varie sollecitazioni effettuate dall'amministrazione comunale che, già un mese fa, in vista degli sbarchi lampedusani, aveva manifestato la sua disponibilità a riaprire le porte della struttura ai migranti in fuga dal Nord Africa. Ciò nonostante, né la comunicazione ufficiale a Roma, indirizzata al ministero dell'Interno, né quella indirizzata alla Prefettura di Cosenza, hanno ottenuto risposte concrete.
Solo ieri mattina, ad Acri, pare si sia dischiusa la porta delle trattative tra il Comune e il ministero dell'Interno, per un possibile ripristino della struttura, visto che l'isola di Lampedusa è al collasso. Paradossalmente, infatti, a oggi "La casa di Abou" ospita solo due giovani somali, mentre nei lunghi corridoi della struttura riecheggia un silenzio che appare surreale, a fronte dell'emergenza umanitaria lampedusana. Eppure nei tre anni di vita della struttura acrese, sono stati accolti e accompagnati nel delicato processo d'integrazione, ragazzi provenienti dal Sudan, dall' Afghanistan, dalla Nigeria, dal Burkina Faso e altri teatri di guerra e di conflitti politico-sociali. "Non capiamo come mai il nostro centro non sia stato rifinanziato dal ministero" afferma Luigi Branca, operatore del centro acrese. "Su trenta ragazzi accolti in tre anni, nella nostra struttura, tutti (meno uno) hanno avuto il permesso di soggiorno, un lavoro e hanno concluso con ottimi risultati il loro percorso di integrazione nel nostro paese" continua. E aggiunge: "Da luglio dell'anno scorso il centro è riuscito a sopravvivere solo grazie a finanziamenti regionali e provinciali, altrimenti oggi sarebbe già chiuso". Ma la "Casa di Abou" non è l'unico centro d'accoglienza escluso dalla graduatoria ministeriale. Ce ne sono molti altri che, a oggi, potrebbero essere riattivati, in vista di altri sbarchi massicci provenienti dal Nord Africa. La Calabria, cuore del Mediterraneo, si prepara, dunque, a partecipare a un nuovo processo di accoglienza, all'interno di una scenario fragile e delicato. Del resto il vento dell'accoglienza calabrese ha già fatto sognare il mondo. Wim Wenders ne ha fatto un film, celebrando la Riace di Domenico Lucano, sospesa tra vette e dirupi, nel cuore della Locride. Anche lì le porte dell'accoglienza ai migranti sono spalancate. Ora bisogna solo fare in fretta. Lampedusa non può più essere lasciata sola.

Fonte: "Redattore Sociale" del 24-03-2011.

PUBBLICATO 25/03/2011

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