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A proposito di ecodistretto

Foto © Acri In Rete
Articolo Uno Mdp
Il ritiro di una eventuale candidatura del comune di Acri per la realizzazione dell’ecodistretto, a seguito della conferenza stampa tenuta dal sindaco Pino Capalbo, sembra aver ridato tranquillità alla comunità acrese, come se, allontanato dalla vista il mostro, anzi l’ecomostro, scongiurati i maleodoranti miasmi, etc, avessimo risolto i problemi che pure Acri presenta, come se il problema della gestione dei rifiuti, della loro differenziazione, trasformazione, riciclo, non ci riguardasse.
La quiete dopo la tempesta!
Dato assolutamente positivo, tuttavia, è il dibattito che si è creato sulla rete, in piazza, sull’impatto che una struttura del genere possa avere sul nostro territorio.
Eppure è importante far rilevare che candidare non significa realizzare, ma studiarne la fattibilità, l’idoneità dell’ubicazione, i danni, i benefici.
Solo alla fine di un percorso di informazione e studio, con l’intervento di professionalità qualificate ed esponenti degli enti e delle associazioni di tutela dell’ambiente, si sarebbero fatte scelte che avrebbero comportato un sì o un no consapevole.
Non crediamo che uno studio di fattibilità avrebbe causato tanti danni e snaturato,come spesso asserito, la vocazione del nostro territorio.
Il tema della gestione dei rifiuti continua a riguardarci e non possiamo pensare di nascondere a lungo la testa sotto la sabbia.
Basta leggere l’ultimo rapporto di LegAmbiente: non riusciamo a smaltire tutti i rifiuti che produciamo, da qui lo slogan delle nuove politiche ambientali “zero rifiuti e mille nuovi impianti”.
Occorre un approccio globale che coinvolga il nostro modo di vivere, le nostre abitudini, e l’Amministrazione comunale deve farsi promotrice di progetti di rieducazione alla riduzione dei rifiuti.
Ma la riduzione dei rifiuti deve necessariamente essere correlata alla installazione di nuovi impianti con tecnologia ecocompatibile per la gestione dei rifiuti, il riutilizzo e il riciclo.
Non si può pensare che la questione non ci riguarda: saremmo miopi e stolti.
E’ indubbio che occorre tutelare la vocazione agricola del nostro territorio ma, a ben guardare, la gestione ottimale dei rifiuti di una comunità non tutela anche le economie presenti?
Tante le buone pratiche messe in atto in molte città!
E ancora è altrettanto indubbio che la realizzazione di una tale opera rappresenti un indotto economico (la gestione virtuosa dei rifiuti può rappresentare una risorsa) e nuovi posti di lavoro.
Certo la questione è delicata, si tratta della vera casa in cui quotidianamente viviamo, dell’aria che respiriamo, per cui occorre una valutazione ponderata, rigorosa, ma senza pregiudizi.
Di qui la nostra posizione a favore di un referendum che avrebbe messo al centro i cittadini acresi protagonisti, nell’esercizio dei diritti democratici, di una scelta, di una decisione che probabilmente avrebbe avuto esito negativo, ma sarebbe stata realmente libera e consapevole.
Si ignorano forme di inquinamento per la presenza di discariche a cielo aperto, liquami che fuoriescono dai torrenti. Eppure ci arrocchiamo nelle nostre certezze di un ambiente salubre!
Un’ultima precisazione non incutiamo paure di ecomafie legate alla realizzazione di qualsivoglia impianto legato alla gestione dei rifiuti!
Non associamo forme di delinquenza a persone o cose che non appartengono a questa comunità.
Non siamo mafiosi e non temiamo il giudizio inquisitorio esprimendo la nostra posizione liberamente.
Siamo convinti che anche questa volta si sia persa un’occasione... ai posteri l’ardua sentenza!

PUBBLICATO 26/08/2019





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