COMUNICATO STAMPA Letto 927  |    Stampa articolo

La memoria è la vera resistenza

Foto © Acri In Rete
Giuseppe Ferraro
Cari concittadini, giovani, figli e nipoti di questa nostra terra, prendo la parola oggi come presidente dell’ANPI, ma vorrei parlarvi soprattutto come un padre e un nonno che sente il peso e la bellezza di una responsabilità. Spesso commettiamo l’errore di raccontare la Resistenza solo come un fatto d’armi, una sequenza di date e battaglie in bianco e nero che sembrano appartenere a un mondo lontano. Ma la verità è che la Resistenza fu un atto profondamente umano e sociale prima ancora di diventare un fatto militare.
Oggi viviamo immersi in quello che molti chiamano il "totalitarismo del presente". Le tecnologie digitali ci spingono a consumare ogni emozione in un istante, a dimenticare tutto nello spazio di uno scroll, vivendo in una sorta di smemoratezza collettiva dove il passato non serve e il futuro non si vede. In questo scenario, trasmettere il significato della Resistenza ai nostri ragazzi non significa fare una lezione di storia, ma fare un atto di ribellione contro l'indifferenza.
Dobbiamo spiegare ai nostri figli che la Resistenza è nata quando qualcuno, nel buio più fitto, ha ritrovato la propria coscienza e ha saputo dire "no". Non è iniziata con le armi, ma con la scelta di non restare a guardare. È stata la scoperta che, contro la violenza e la solitudine imposta da una dittatura, l’unica salvezza era il "noi". Il contadino che apriva la porta, la staffetta che pedalava nel fango, il vicino che divideva il pane: quello è stato il primo grande tessuto sociale dell'Italia libera.
Ai giovani che sono qui oggi voglio dire: non lasciate che l’algoritmo scelga per voi. La libertà che celebriamo non è il diritto di disinteressarsi degli altri, ma il dovere di restare umani anche quando tutto intorno sembra spingerci al cinismo o alla distrazione. La memoria non è un peso polveroso, ma una bussola. Senza memoria siamo fragili, siamo manipolabili, siamo soli.
Ricordare, significa decidere di non essere spettatori. Significa capire che ogni volta che difendete un diritto, che vi prendete cura di chi resta indietro, che cercate la verità oltre la superficie di uno schermo, state continuando quella marcia iniziata ottant’anni fa. La Resistenza non è un capitolo chiuso nei libri; è un verbo che va coniugato al presente, ogni mattina, nelle strade della nostra Acri e nelle scelte della nostra vita.
Buona Liberazione a tutti voi, a chi ricorda e soprattutto a chi, da oggi, sceglie di non dimenticare.
... Quello che avrei voluto dire alla manifestazione del 25 aprile ma non c’è stata l’occasione...

PUBBLICATO 26/04/2026





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