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Una replica politicamente imbarazzante: quando mancano gli argomenti, arrivano gli attacchi personali

Foto © Acri In Rete
Nicola Ferraro
Ancora una volta, pongo una questione politica e istituzionale e mi viene risposto con attacchi personali. È il segno di una politica locale che, troppo spesso, sembra incapace di confrontarsi sui fatti e preferisce scendere sul terreno della denigrazione personale. Un livello al quale non intendo abbassarmi, perché credo che la politica meriti ben altro.
Ripartiamo dai fatti, che evidentemente qualcuno ha preferito ignorare.
Come già detto nella nota di ieri, il 12 agosto ho presentato una richiesta di rilascio di copie di documenti amministrativi. Contrariamente a quanto sostengono i colleghi di maggioranza, il 24 agosto mi sono recato personalmente in Comune per prenderne visione e mi è stato comunicato che la documentazione sarebbe stata trasmessa via PEC. Ho atteso, fidandomi di quanto riferitomi. Il risultato? Gli atti sono arrivati soltanto il 16 settembre, dopo che mi sono rivolto al Prefetto, e peraltro in maniera incompleta. La documentazione mancante, nonostante i successivi solleciti, non è stata ancora trasmessa.
Questi sono i fatti, verificabili attraverso date e comunicazioni. E allora chiedo ai colleghi di maggioranza: quale parte di questa ricostruzione contestate? La data della richiesta? Il ritardo? L’incompletezza dei documenti? Oppure il problema è semplicemente che qualcuno abbia avuto l’ardire di raccontare pubblicamente ciò che è accaduto? E, ancora, perché il problema per voi sembra essere la mia richiesta e non l’omissione degli Uffici?
Mi si invita a recarmi personalmente negli uffici, come se non lo avessi già fatto. Ma soprattutto, e a questo punto dubito che i colleghi lo sappiano, non esiste un obbligo generale per un consigliere comunale di presentarsi fisicamente in Comune per ottenere copia dei documenti. Anzi, la trasmissione digitale è pienamente coerente con il Codice dell’amministrazione digitale, di cui al D.Lgs. n. 82/2005, e con i principi di efficienza, efficacia e semplificazione dell’azione amministrativa. Se il 24 agosto mi è stato detto che gli atti sarebbero arrivati via PEC, perché oggi si tenta di far passare la vicenda come se la responsabilità fosse mia per non essermi recato agli sportelli?
C’è poi un’altra distinzione che chi interviene su questi temi dovrebbe conoscere: le mie sono richieste di rilascio di copie nell’esercizio delle prerogative riconosciute ai consiglieri comunali dall’art. 43 del TUEL da non confondere con l’ “accesso agli atti” (come lo definiscono) disciplinato dalla legge n. 241/1990, che ha presupposti differenti. Il diritto dei consiglieri, infatti, risponde a una precisa esigenza istituzionale: consentire loro di conoscere gli atti dell’Ente per esercitare pienamente il mandato ricevuto dai cittadini.
Veniamo, poi, alla lezione che la maggioranza ha voluto impartirmi sulle competenze amministrative. Nel mio articolo avevo scritto chiaramente che la responsabilità del tempestivo riscontro ricade innanzitutto sugli uffici competenti. Non ho mai sostenuto che il Sindaco debba sostituirsi ai responsabili amministrativi, ma ho chiesto che si attivi nell’ambito delle proprie attribuzioni, così come il Presidente del Consiglio dovrebbe tutelare le prerogative dei consiglieri e il corretto funzionamento dell’organo consiliare.
Perché - e forse tali disposizioni vengono ignorate - il Sindaco, ai sensi dell’art. 50, comma 2 del TUEL, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici nei limiti previsti dalla legge. Il Presidente, dal canto suo, esercita le funzioni di garanzia connesse al ruolo che gli assegna l’art. 39 del TUEL e il regolamento consiliare. Nessuno deve sostituirsi agli uffici, ma entrambi possono attivarsi per le rispettive competenze. È davvero così difficile comprenderne la differenza? Oppure, prima di replicare, non sarebbe bastato leggere con attenzione il mio articolo?
Il passaggio più rivelatore, tuttavia, è quello in cui si sostiene che le mie richieste di documenti servirebbero a cercare «chissà quale grave irregolarità amministrativa». È proprio qui che emerge il problema: evidentemente, il controllo dell’opposizione viene percepito come un fastidio, anziché come una funzione essenziale della democrazia.
Io leggo gli atti perché considero lo studio e la preparazione condizioni indispensabili per svolgere seriamente il mio ruolo. Voglio conoscere le procedure, verificare le decisioni, comprendere come vengono impiegate le risorse pubbliche. Non mi accontento delle dichiarazioni e dei comunicati: preferisco approfondire direttamente i documenti. Se tutto è regolare, il controllo dovrebbe essere un’occasione per dimostrarlo, non un motivo per attaccare chi lo esercita.
E sarei io quello con le lacune amministrative?
La domanda è ancora più interessante se rivolta a quei colleghi che, in oltre quattro anni di Consiglio comunale, sono intervenuti raramente, se non mai, nel confronto in aula, salvo poi mostrarsi, come in questo caso, particolarmente loquaci quando si tratta di attaccare qualcuno sulla stampa, un po’ come fanno i “leoni da tastiera”. In Consiglio servono preparazione, argomenti e assunzione di responsabilità; evidentemente, a mezzo stampa, è tutto più semplice.
Mi chiedo anche se l’articolo sia davvero il risultato di una riflessione autonoma di tutti i firmatari o se qualcuno che sta al di sopra, infastidito dalle critiche, abbia sentito il bisogno di rispondere trovando una schiera di disponibili sottoscrittori. Non lo affermo come un fatto, ma una domanda sorge spontanea: tutti hanno approfondito la vicenda che ho denunciato pubblicamente oppure qualcuno si è limitato a un «signor sì, signore»?
E visto che si parla tanto delle mie presunte lacune amministrative, lancio una proposta molto semplice: invito tutti i consiglieri comunali di maggioranza a un confronto pubblico sulle questioni amministrative, uno contro uno, davanti ai cittadini. Ognuno potrà scegliere gli argomenti, esporre le proprie conoscenze e sostenere le proprie posizioni. Saranno i cittadini, ascoltando il confronto, a valutare chi conosce gli atti, chi sa argomentare e chi si limita a distribuire patenti di competenza attraverso i giornali. Io sono disponibile. Vediamo se lo saranno anche loro.
Quanto al finanziamento di 260.000 euro per l’adeguamento antincendio delle scuole, ben venga: è una buona notizia per la comunità. Ma cosa c’entra con i documenti che non mi sono stati consegnati? Nulla. Un finanziamento non cancella un ritardo e non risponde a una domanda rimasta inevasa. Rivendicare risultati amministrativi è legittimo, utilizzarli per evitare il confronto su altre questioni è tutt’altra cosa.
Infine, mi invitano ad andare «oltre». Ebbene, sì, sto cercando di andare oltre, anzi, come me, tante altre persone vorrebbero andare oltre, per superare questo modo di fare politica e di amministrare: oltre gli attacchi personali, oltre l’intolleranza alle critiche, oltre l’idea che chi governa debba essere lasciato tranquillo e chi controlla debba essere messo a tacere.
Non sono stato eletto per rendere comoda la vita a chi amministra, ma per rappresentare i cittadini e pretendere il rispetto delle regole. Continuerò a studiare gli atti, a presentare interrogazioni e a esercitare il mio ruolo, senza arretrare di un millimetro.
Perché il controllo non è un fastidio: è un dovere. E se dà così fastidio, evidentemente il mio ruolo lo sto svolgendo bene e forse il problema non è chi controlla, ma chi non è abituato a essere controllato.
P.S. magari, nella prossima replica, i colleghi di maggioranza, anziché continuare con le offese personali, mi spieghino come fanno ad ottenere gli atti amministrativi, considerato che a me non li rilasciano né tramite pec né se mi reco personalmente al Comune. Perché, a questo punto, o avete una corsia preferenziale - e sarebbe una disparità gravissima - oppure non vi interessa nemmeno leggerli - e sarebbe ancora più grave. Delle due l’una.

PUBBLICATO 16/10/2026





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