COMUNICATO STAMPA Letto 5272

Mostra-evento. Evi Bui?... o anche la sfolgorante luce dei colori?


Foto © Acri In Rete



Inaugura sabato 9 settembre alle ore 21, la mostra Evi Bui?... o anche la sfolgorante luce dei colori? , si svolgerà all’interno del Castello di Capalbio e in altri luoghi del paese. Il giorno dell’inaugurazione, nella chiesa di San Nicola a Capalbio, l’attrice Giulia Fossà accompagnata dalle musiche composte dal musicista Cesare Nobile, leggerà brani tratti dal “Cantico delle creature di san Francesco d’assisi e testi poetici del “dolce stil nuovo”. Partecipano alla mostra 22 artisti italiani e stranieri che si esprimeranno in diversi linguaggi artistici.
“Evi Bui?” è un progetto d’arte contemporanea che tenta di captare segni e armonie proprio in
quel ripiegamento che nel Medioevo ha tracciato possibili differenze e speculari trascendenze. Curato da Massimo Innocenti, Tannaz Lahiji e Angelo Minisci.   I molti artisti invitati hanno davanti a loro un luogo esemplare, il paese di Capalbio e nello specifico il suo “cuore”, il castello e la piazza con la chiesa, siti emblematici, soggetti dimostrativi di un Medioevo decantato e ben raffigurato.
Opere appositamente realizzate per segnare momenti in cui si possono leggere le possibili “chiavi” interpretative e dove la sfolgorante luce dei colori diventa un rapporto di contemporaneità. La spontaneità delle sensazioni come sorgente, il dipinto come struttura reticolare per catturarle. Cézanne la chiamava molto semplicemente: la sensazione. Così Deleuze sottolineava quanto sfuggente sia l’oggetto che tentiamo di analizzare, tanto inafferrabile da poter essere figurato letteralmente con una parola francese particolarmente suggestiva: sensation. In questa occasione l’artista Angelo Minisci presenta un opera in vetrofusione che appartiene alle ricerche degli anni ’90 - Objets trouvés. Un installazione multipla in cristallo e oro. Un racconto aperto sull’alchimia e la natura del vetro.
L’esposizione è concepita in un percorso attraverso diverse installazione per ciascuno dei quali è presente un’opera specifica che dialogherà con lo spazio ed il contesto prescelti venendo a costituire nell’insieme un ipotetico “arcipelago” di nuovi significati.
Il “modus operandi” che si produce è una visione d’insieme che non vuole essere metodica. Il pensiero è quello di modificare un percorso e renderlo evidente, ma non attraverso una conclusione, ma cercando di disporre una quotidiana rappresentazione di un essenza. Per questo è un tentativo, ma è anche la traccia di un progetto in divenire. E’ da questo probabile interrogativo che nasce una certezza: tutto può essere fatto se si danno tracce da seguire e si rianima quella interdisciplinarietà che corrode la nozionistica e paludosa regola.  E una visione trasversale, materiali diversi, mani del fare discordi rendono possibili mondi differenti. Una visione capace di costruire la forza stessa, una collisione fra parti che diventa tentativo anche scontato di creare scambio, un “éclat”, una scintilla, un piccolo fuoco, un insistere sulle differenze come valore.... potremmo ridefinirla come una poetica del frammento. Un’espressione non ermetica ma ricca, diversa, capace di trasmettere un’emozione sottilissima.


PUBBLICATO 10/09/2017  |  © Riproduzione Riservata




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