RELIGIONE Letto 2887

Ho visto il dolore


Foto © Acri In Rete



Le riflessioni seguenti mi si sono presentati davanti con particolare violenza nel vedere, giorno 12 Novembre, il naufragio in “Mare Nostrum”: 94 morti e tutti giovani.
La scena più straziante: una mamma che, impotente, assiste alla morte del figlioletto.
Credo di saper dire qualcosa perché ho visto e sofferto il dolore a mie spese: cuore – ictus.
Il cuore prima ha battuto furiosamente e dolorosamente, poi sembrava non voler più battere, risultato: valvola e quattro bypass, l’ictus mi ha semiparalizzato. Posso parlare.
Dolor quis intellegit?” = il dolore chi lo capisce? Solo Dio certamente, infatti lo accusiamo: “non ci sente e non ci vede”.
Raccontare il dolore ci mette davanti un urlo e lungo pianto. Le lacrime non si contano.
Il dolore si annida persino nel sorriso e nella memoria.
Il “dolorosamente” è sempre tra noi.
Il dolore esiste perché è sempre abbracciato alla vita, il filosofo ha giustamente sentenziato: “non c’è vita senza dolore – non c’è dolore senza vita”, le radici del dolore affondano nell’infanzia. La corsa a fermarlo non conosce sosta.
Non parlo del suo colore, competenti più di me lo hanno già fatto.
Faccio un’utile distinzione: il dolore è “doloroso – funesto – luttuoso”.
Il dolore doloroso è quello fisico, spinge a fare subito la croce.
Dolore funesto: parola molto incisiva, descrive ciò che è profondamente dannoso.
Dolore luttuoso: siamo abituati da tempo a questo dolore, tutti i falegnami sono mobilitati per bare, qualche vecchia tavola si trova ancora.
Il dolore l’ho visto in un cane annegato nel fiume con una pietra legata al collo.
L’ho visto in una mucca alzata dall’argano, aveva la carotide tagliata, gli occhi opachi, le lacrime non ancora asciugate.
L’ho visto nel pesce alzato dalla lenza con l’amo in bocca, quella bocca avrebbe voluto gridare, ha dovuto tacere.
Vedo dolore nella stessa pagina che sto usando: un albero è stato reciso.
Ho visto anche “dolori pietrificati” in uomini che guardano e non vedono, parlano e non ascoltano.
Africa: un Continente, un campo sterminato di efficienza e ricchezza e fa morire di dolore – malattia – fame.
Il soccorso in mare è aumentato, è aumentato il numero dei morti, è costoso il rimpatrio delle ossa.
Il flusso non si fermerà con i soccorsi in mare, a molti dei nostri non conviene.
Una pietosa nebbia nasconde la maleodorante discarica.
Se un giorno la nebbia scompare, “tutti assolti per prescrizione“.
Per fermare la povera e pericolosa avventura dei migranti, bisogna intervenire nei loro paesi, devono capire che “sopravvivenza” è più sicura intorno alle loro capanne.
L’accusa che Dio “non sente e non vede” non regge, e mi viene in aiuto Andrè Necher: “Dio le sue lacrime non le versa nelle dimore esterne, potrebbero oscurare in modo intenso lo splendore della sua presenza”.
Apriamo il libro delle benedizioni (Berahkah): “Tu con amorevolezza alimenti i viventi – Tu con immensa compassione ridoni la vita ai morti – Tu sorreggi i cadenti e risani i malati”.
La grandezza e la bontà di Dio sono sempre oltre le categorie umane: abbiamo troppa capacità distruttiva – pochissima capacità veramente costruttiva. Non così Dio.
Solo Lui sa “ricomporre” l’infranto – soccorrere i cadenti – guarire gli infermi – trattare i morti. Ricompone sempre il dolore, sfigura il creato.
Tempi nuovi = l’infranto riparato, ma non sarà più come prima.
Bisogna superare la barriera del silenzio: ascoltiamo la voce amica, un orecchio amico ci ascolterà.

PUBBLICATO 16/11/2020  |  © Riproduzione Riservata




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