OPINIONE Letto 5275

Se non ora, quando?


Foto © Acri In Rete



Un tempo, la parola vergogna aveva un significato molto forte. Infatti creava un stato di disagio, un amaro senso di turbamento interiore.
Oggi, invece, questo termine sembra essere vuoto di significato, soprattutto per i politici.
Tant’è che non si mostrano turbati neanche davanti al deprimente spettacolo che offrono quotidianamente sulla malasanità in Calabria all'Italia intera.
Per carità, non è che questa sia una novità.
Da noi la politica scadente, inconcludente e collusa è da sempre pane quotidiano.
Intanto, in attesa di sapere se l’insipiente Zuccatelli verrà rimosso (pensa come siamo ridotti!!), dovremmo chiederci perché invece di riaprire gli ospedali già presenti sul territorio, si punti sugli ospedali da campo.
Eppure ormai è chiaro persino anche un bambino che la differenza in tema di salute la fa una efficace medicina territoriale.
Una medicina che deve partire dai medici di famiglia, attraversare i poliambulatori fino ad arrivare agli ospedali “periferici”.
Se c’è una cosa che il COVID 19 ha insegnato, anche con estrema durezza, è che senza questo tipo di organizzazione, tanta gente muore!
Vogliamo mettercelo in testa o no!
Purtroppo, la nostra Regione, se da una parte può vantare punti di eccellenza e medici di grande qualità dall’altra non si fa mancare nulla in termini disorganizzazione, sperpero di risorse, negligenza e corruzione.
Oggi, paradossalmente, la pandemia, ci offre la possibilità, irripetibile di un riscatto, ci spinge a voltare decisamente pagina.
L’occasione tra pochi mesi sarà a portata di mano, anzi di matita. Saremo in grado di coglierla e spazzare via questa classe politica anacronistica ed inadeguata?
Temo di no.
Perché, come ho scritto in un’altra occasione, siamo fatti a capocchia come i fiammiferi!
Ci infiammiamo con rapidità, ma poi facilmente ci spegniamo.
A meno che, in questa prossima ed ennesima occasione non decidiamo di finirla di fare i tifosi a convenienza e diventare finalmente padroni del nostro destino!
Un primo importante segnale che qualcosa stia cambiando potrebbe essere riuscire a “imporre” il potenziamento degli ospedali di prossimità, tra questi il “Beato Angelo” di Acri.
Il nostro ospedale, infatti, adeguatamente attrezzato, incrementato di personale, potrebbe ospitare un reparto di terapia subintensiva o intensiva.
Sarebbe questa un’importante occasione che consentirebbe non solo di alleggerire la pressione sull’ospedale di Cosenza, ma anche per fornire un punto di riferimento agli abitanti dei tanti paesi limitrofi sul modello del passato.
E’ diventato più che mai indispensabile rimettere mano alla rete ospedaliera territoriale per eliminare gli errori commessi in passato.
Le risorse ci sono, basta non sprecarle per clientelismo o campagne elettorali.
E’ il momento di dimostrare che abbiamo imparato la lezione!
Se non ora, allora quando?

PUBBLICATO 16/11/2020  |  © Riproduzione Riservata




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