OPINIONE Letto 4818

Demagogia e impudenza alla fine di un anno da dimenticare


Foto © Acri In Rete



Il 2020 volge al termine ed è tempo di bilanci e consuntivi. L’anno appena trascorso si porta dietro un bagaglio pesante e nessuno di noi può dire di essere la stessa persona di un anno fa.
La paura, la morte, il dolore, le angosce sono state, purtroppo, compagne del nostro quotidiano.
La classe dirigente, passata e presente, è uscita molto male: la prima per avere distrutto a tutte le latitudini uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, la seconda per avere annaspato, specie nella seconda fase della pandemia.
A livello locale abbiamo assistito alla sfrontataggine di qualche ex esponente della politica locale, regionale e sopraregionale che, in una pubblica intervista, ha avuto l’impudenza di difendere se stesso e i propri compagni di avventura, presentandosi come esempio di politico Illuminato e provvido oltre che accorto amministratore.
Questo signore ha governato negli anni in cui in Calabria e in Italia veniva distrutto il sistema sanitario, condividendo e approvando scelte scellerate, che hanno ridotto questa regione e questo Paese quello che oggi sono.
Errare è umano, perseverare è diabolico. Bisognerebbe avere, almeno, in certe occasioni, la decenza di tacere. Invece no, si attacca, si recrimina, senza dire nemmeno una parola di autocritica.
Tacciamo, per carità di patria, sul giudizio come amministratore locale: ci limitiamo a dire che, negli anni in cui è stato sindaco, Acri, per la prima volta nella sua storia, si preparava al dissesto finanziario (certificato poco dopo), l’ospedale è stato ridimensionato, con tacito consenso di chi oggi si erge a maestro ed esempio di buona politica e che viene a dirci come si dovrebbe fare.
Egregio signore: il tempo della prima repubblica è finito da un pezzo.
Se l’Italia e la nostra regione sono quello che oggi sono, è per errori, superficialità e approssimazione che lei e i suoi compagni di viaggio hanno dimostrato.
In un lungo monologo, il politico in questione ha fatto mezz’ora di demagogia, non una cifra, un dato a supporto delle sue dichiarazioni, solo proclami.
Si sostengono senza pudore espressioni orripilanti come quella che le gallerie abbisognino di manutenzione, mentre i viadotti sarebbero non solo eterni ma anche immuni da usura e necessita’ di manutenzione (un oltraggio ai morti del morandi e alle vittime di altre tragedie simili degli ultimi anni!!!).
Addirittura, il viadotto e’ stato presentato come un’opera d’arte che avrebbe attratto turisti accorsi nella nostra citta’ da tutto il mondo solo per ammirare il “capolavoro architettonico” e le colate di cemento armato immerse nel verde a sventrare le nostre mnontagne. ci e’ sembrato, a un certo punto, di trovarci in una trasmissione di fazio con cetto laqualunque come ospite. si sotiene l’inutilita’ dei teatri, che si e’ tentato di trasformare in opere destinate alla forestazione e alla formazione di braccianti e contadini. il tutto senza un minimo di contraddittorio.

Nessuno che gli facesse notare che le esigenze tecnico-logistico-rappresentative di un’opera teatrale mal si conciliano con quelle offerte da un palazzetto dello sport, nato e concepito, evidentemente, per altre finalità.
Bruscamente, la realtà ci ha ricondotto a misurare quale crudele distanza intercorra tra un immagine e il suo reale significato. Ciò a cui si è assistito non era uno show ma delle dichiarazioni di un ex senatore della Repubblica che, da 15 anni, rifugge da un confronto diretto sulle tematiche che riguardano la nostra città. Molto più comodi i monologhi, in cui si può pescare nel torbido, spacciando il grano per loglio.
E’ la logica più becera della vecchia Democrazia Cristiana, ripetere più volte inesattezze fino a spacciarle per verità.
L’augurio è quello che il nuovo anno, e l’occasione che questo porterà con sé, possa segnare l’avvio di un nuovo inizio per questa regione, che si possa spazzare via una logica perversa, che l’esempio sopra citato ha impersonato.
Il rinnovamento di un Paese passa attraverso un ricambio radicale degli uomini e delle classi dirigenti, sia di destra che di sinistra.
Continuare a premiare gente alla terza o quarta esperienza come esponente regionale, significherebbe affidarsi a quegli stessi interpreti del disastro presente.
Chi di noi affiderebbe la ricostruzione della propria casa, dopo il crollo, allo stesso tecnico che aveva redatto e seguito il primo progetto?

PUBBLICATO 26/12/2020  |  © Riproduzione Riservata




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