RELIGIONE Letto 2156

Sole all'orizzonte


Foto © Acri In Rete



Pensieri e desideri restano in silenzio e l’anno iniziato non sappiamo se sarà come il 2020, tutti speriamo che sia migliore, ma nessuno ci assicura, è disastroso rimanere inattivi, urge attrezzarci per una vita responsabile e pulita.
Cancellare gli errori e fare meglio, gli errori hanno invaso la superficie terrestre.
Urge riaccendere il faro della fede e recuperare le “speranze perdute”.
Un pensiero fermo esce dal cuore: il tempo non cambia, a cambiare dobbiamo essere noi e ciò richiede riflessione e decisione, il cambiamento deve essere dignitoso, nobile, radicale.
E’ deprimente seppellire morti, curare malati, dare sostegno al grande numero dei deboli: ma l’emergenza va fronteggiata, il dramma umanitario va superato, l’allerta non concede riposo tranquillo, dobbiamo riappropriarci della sana saggezza se veramente vogliamo arginare “la grande tribolazione”. Arginare questo dramma significa non lasciare spazio all’esagerata comodità di ieri.
Abbiamo nostalgia di ieri, soffriamo l’oggi, è incerto il domani. Non possiamo chiudere occhi e cuore di fronte alla ferita cosmica.
Come primo dovere evitare “disperazione”, è capace di scatenare violenza dentro e fuori di noi.
Sofferenza e violenza aderiscono troppo intimamente nel cuore dell’uomo, bisogna leggere bene quello che stiamo subendo se vogliamo preparare il “dopo”.
Unico maestro è Cristo Gesù, solo da Lui possiamo imparare a superare fallimento e angoscia. Egli ha vinto la morte attraversandola.
La prima volta che ho visto i gabbiani è stato nel 1973, ero sulla motonave “Augustus”, andavo a BUENOS AIRES, in visita ai miei fratelli: volavano rasenti all’acqua, invadevano i ponti e aspettavano il pugno di riso. Mi sono sembrati spettacolari.
Al ritorno mi sono aggiornato: i gabbiani non sono pacifiche colombe, il gabbiano suscita inebrianti sensazioni: sono legati a spazio e libertà, amano la luce, vivono in continuo movimento.
Uscì il libretto “Jonathan il gabbiano” di Livingston, lo lessi e rilessi.
Il gabbiano è uccello che vola su mare e terraferma, sia in solitudine che nello stormo, ama la libertà e non si sente mai legato, non si spaventa della presenza dell’uomo, anzi offre all’uomo esempio di adattabilità e di giusto utilizzo delle proprie risorse.
Ha capacità di vivere bellezza e leggerezza con grande senso pratico. Esprime la gioia della vita in movimento.
Un antico adagio “Imparate dalle formiche”, menano vita esagerata nel lavoro e nell’ordine. C’è da imparare molto dal gabbiano, il suo programma è: guardare – osservare – volare in alto dove l’aria della libertà pesa meno.
Si resta paralitici se si continua a sostare tra gli errori corrosivi e distruttivi, bisogna migliorare e accelerare i passi verso la bellezza della Creazione di cui siamo parte ed ospiti, uscire dalla schiavitù di civiltà sbagliata dove tutto si sacrifica a vantaggio della comodità, imparare dal gabbiano a guardare in alto volando bene sulla terra: mai adorare il risultato di chi ha mente corrotta.
Nell’ Esodo 20,11 troviamo un opportuno suggerimento, è un misto di umiltà e prudenza “non adorerai l’opera delle tue mani, non dare eccessivo valore alla tua efficienza, guarda oltre Te stesso e contempla l’opera del Creatore”.
Siamo travolti dalla situazione attuale e non basta piegarci verso la saggezza utile, bisogna rinunziare alla nostalgia di ieri, se ritorniamo come prima il prezzo aumenterà di peso.
Fermiamoci un momento a pensare e decidere di entrare nel processo di miglioramento, leggiamo bene quanto accaduto e sopportato: c’è da riparare i danni, ma meglio ancora c’è da costruire un modello di civiltà migliore che attua vita nuova e responsabile.
Bisogna imparare bene da ciò che abbiamo sopportato e poi mettersi a servizio della vita migliorata, il flusso vissuto è nato tra noi e vissuto da noi ha ridotto in macerie i sogni più belli.
E’ tempo di cambiare, la gente futura deve poter dire come suggerisce il profeta Zaccaria (8,23) “vogliamo essere (restare con voi) come voi, abbiamo udito e capito che Dio è con voi”.
Augurabile che tutti possano ripetere il desiderio di Zaccaria.
Il sole all’orizzonte risani i cuori e illumini le menti di tutti, anche di quelli che responsabilmente hanno fatto scoccare la scintilla del disastro.
Questa cattiva situazione che fa diventare metropoli anche i piccoli cimiteri, non è opera di “uno”, siamo tutti in causa per “concorso a strage”.
Una sola cosa da fare: “non ripetere gli sbagli”.

PUBBLICATO 03/03/2021  |  © Riproduzione Riservata




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