RELIGIONE Letto 2829

La vera umanità


Foto © Acri In Rete



La teorizzazione di un’autentica antropologia è stata la sfida che ha accompagnato le fatiche dell’intellettuale di tutti i tempi. Possiamo anche affermare che essa è l’aspirazione di ogni uomo; spesso viene declinata secondo la ricerca del benessere, la crescita del progresso, il desiderio che ogni problema svanisca dalla vita concreta.
Più profondamente – tuttavia – possiamo pensare alla vera umanità come a quella condizione nella quale splende in pienezza la libertà. Quest’ultima, però, va ben compresa: affinché non scivoli in una falsa concezione di questa condizione umana, che non conduce alla pienezza della creaturalità. Essa, troppo spesso, viene interpretata come assenza di legami e come vita indipendente (dagli altri e dagli eventi quotidiani o straordinari).
Gesù di Nazaret, nella sua predicazione e testimonianza del regno di Dio, a tutti diceva: «Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero» (Gv 8,36). Il Figlio di Dio propone una condizione di libertà offrendo la sua stessa vita; donandosi, a tutti indistintamente ed in abbondanza.
Questo dice a noi – anche a distanza di 2 millenni – che la vera umanità è quella che cammina – sempre ed in un costante itinerario di conversione – e si china facendosi humus (il contatto vero con la terra); una umanità che è attenta, perché osserva (il contesto e tutti intorno); si ferma, perché ha compassione (non continua la propria corsa verso infiniti traguardi da raggiungere); si prende cura (poiché, pur dovendo affrontare tante croci, ha la forza ed il desiderio di mettersi in gioco per aiutare qualcun altro).
La vera umanità è quella del buon Samaritano: egli, di fronte alla povertà e necessità altrui, non proseguì oltre; ma, «passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui» (Lc 10,33-34).
Auguriamoci di incarnare gli stessi sentimenti; di divenire prossimi dei poveri e dei bisognosi, delle persone sole e degli ultimi. Anche in questi mesi di perdurante pandemia, nei quali – purtroppo – stanno imperando lo scoraggiamento, l’isolamento, l’ira, la delusione, la paura (del contagio e delle altre persone), la tristezza, l’incertezza del domani.
Possiamo essere segno di speranza, forza nella battaglia quotidiana, fonte di parole dolci e incoraggianti per ognuno, «sale della terra … luce del mondo (cfr Mt 5,13.14); aiuto – l’uno per l’altro e l’uno con l’altro.

PUBBLICATO 11/01/2022  |  © Riproduzione Riservata




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