LETTERA APERTA Letto 469

Lettera aperta al sig. presidente Sergio Mattarella


Foto © Acri In Rete



Egregio signor presidente della Repubblica,
al netto di ogni convenevole e sincero rispetto che Le devo o di polemica politica di parte, cui non sono interessato, vado dritto alla domanda:
Lei è il primo cittadino di questo paese ma, di grazia, Lei dov’è, cosa fa, cosa c’entra più in una Repubblica dove noi cittadini, altri e più comuni di Lei, non siamo mai più primi in niente e, invece, sempre più ultimi?
Abbiamo perso il primato al diritto alla salute, allo studio, alla legalità, alla morale e assistiamo tutti i giorni ad esempi fulgidi di deriva incostituzionale da questa come dall’altra parte, la politica tutta è colpevole tutta.
Lei, signor Presidente, non prende la parola, non muove critica, non oppone obiezioni, non dichiara il suo personale e responsabile sdegno e, allora, Le chiedo:
PERCHÉ?
Perché sono solo io a stupirmi che un alto rappresentante dello Stato sia indagato per truffa a quello stesso Stato e non sente il dovere di dimettersi?
Perché sono solo io a stupirmi che il giornalismo di inchiesta sia vessato, negato, spiato o, per un verso, tirato per i capelli e, per l’altro, offeso, umiliato e deriso?
Perché sono solo io a stupirmi che se rubi una gallina vai dritto in galera ma se sottrai allo Stato milioni di euro sei libero e hai diritto alla presunzione di innocenza sino a babbo morto o, addirittura, eretto a martire, perseguitato dalla giustizia, a cui magari dedicare alla memoria una strada o un aeroporto?
Perché sono solo io a stupirmi che il diritto degli studenti alla manifestazione e alla protesta sia negato e/o manganellato?
Perché sono solo io a stupirmi che le finanze pubbliche siano sempre in riserva solo quando c’è da riarmare la sanità che è sempre più in crisi e sempre più per élite?
Perché sono solo io a stupirmi che un cittadino non può partecipare ad un concorso pubblico se ha la fedina penale sporca mentre può essere eleggibile al parlamento?
Perché sono solo io a stupirmi che 50.000 persone sono state massacrate, e altre lo sono e lo saranno, nel silenzio della ragione e della coscienza, discettando sul più corretto uso della parola “genocidio”?
Perché sono solo io a stupirmi che mentre tantissime famiglie fanno fatica a dare da mangiare ai propri figli, siano stati reintrodotti, invece, sotto falso nome, i vitalizi di consiglieri e parlamentari?
E, soprattutto, perché sono solo io a stupirmi che si usi il termine “guerra” con la stessa leggerezza governativa e mediatica di quando si dice “gita fuori porta” o dicendo di “bomba atomica” come se dicessimo di “fuochi d’artificio”?
Caro Sig. Presidente, scriverle e appellarmi a Lei è la confessione del fallimento dell’azione di educazione civica che è patrimonio della società civile che, assuefatta, rassegnata e anestetizzata dal susseguirsi di governi incapaci, immorali ed ignoranti, ne ha disperso la lezione e il valore ma sono sempre solo io ad averne stupore?
Egregio presidente, anche Lei, davvero, non ha proprio nulla di cui stupirsi perché se così è, e così mi sembra, perché le sto negando, con il mio personale e responsabile sdegno, il diritto a rispondermi “non ne ho competenza istituzionale”, posso chiederle ancora:
Lei è ancora primo cittadino di cosa e, soprattutto, di chi?
Rispettosamente.

PUBBLICATO 07/04/2025  |  © Riproduzione Riservata

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