OPINIONE Letto 1768

Al voto da protagonisti, non da comparse


Foto © Acri In Rete



C’è qualcosa di affascinante, forse anche di mistico, nell’informazione in Italia.
Fino a qualche giorno fa conoscevamo ogni minuzioso dettaglio sul conclave. Ad esempio sapevamo che i cardinali vestivano di rosso, mangiano poco, e bruciano cartoncini per comunicare con il mondo. Abbiamo saputo con largo anticipo anche chi sarà la presentatrice della nuova edizione dell’Isola dei famosi. Abbiamo persino conosciuto il nome del gabbiano che volteggiava sulla Sistina in attesa della fumata bianca, ma sui temi del referendum dell’otto e nove giugno ancora oggi tutto tace. Nei canali dell’informazione c’è il vuoto cosmico.
Che tutta l’attenzione sia rivolta all’elezione del nuovo Pontefice è naturale. Tuttavia considerato che ora si fa riferimento alla Rerum Novarum,, l’enciclica il cui testo fin dal 1891 ha aperto le porte a una Chiesa attenta al lavoro, alla dignità, alla giustizia sociale, si potrebbe parlare anche dei referendum. I quesiti proposti, infatti , sono legati quasi tutti al mondo del lavoro: la sicurezza nei cantieri; il licenziamento ingiustificato; il precariato; i tempi per ottenere la cittadinanza italiana.
In TV e sui giornali però non se ne parla, nonostante che per la TV di Stato siamo obbligati a pagare il canone, inserito nella bolletta dell'energia elettrica dal governo Renzi (che il Signore ce lo preservi!).
I primi tre quesiti riguardano gli effetti del Jobs Act e del famigerato “contratto a tutele crescenti”, voluto sempre da quel diversamente genio di Matteo Renzi.
Il primo riguarda, in sostanza, i lavoratori delle aziende con più di 15 dipendenti, assunti dopo il 15 marzo 2015. In caso di licenziamento, lo stesso resta valido anche se un giudice riconosce che sia illegittimo o infondato. Se l’attuale norma venisse abrogata sarebbe possibile il reintegro della persona, oltre al risarcimento del danno economico.
Il secondo mira ad eliminare il limite dell’indennità - oggi di sei mesi - per i lavoratori delle piccole aziende, licenziati in modo ingiustificato. Con la riforma il limite d’indennità sarebbe stabilito da un giudice.
Il terzo quesito riguarda il lavoro “usa e getta”. Per intenderci, quei contratti che possono essere stipulati fino a 12 mesi senza che il datore di lavoro debba indicare un motivo specifico. Insomma al termine del contratto:" grazie tante e arrivederci". I giovani ne sanno qualcosa. L’obiettivo del referendum è quello di limitare il ricorso all’utilizzo di quesgti strumenti contrattuali.
Il quarto quesito referendario affronta la piaga della sicurezza nei luoghi di lavoro. L’intento è quello di rafforzare le tutele per i lavoratori, in particolare nei casi di appalto a cascata, nei quali un’impresa affida il lavoro ad altre ditte, che a loro volta possono sub appaltarlo.
Il quinto quesito dimezza i tempi per ottenere la cittadinanza italiana: da dieci a cinque anni di residenza regolare.
Solo se siamo adeguatamente informati possiamo decidere e pensare di cambiare le cose. L’otto e nove giugno, qualunque sia il nostro orientamento e checché ne dica Ignazio La Russa, andiamo comunque a votare! Cogliamo questa opportunità per dire che ancora ci siamo e la nostra opinione conta. Ricordiamoci che la democrazia si difende ogni giorno da protagonisti, non certo da comparse.

PUBBLICATO 14/05/2025  |  © Riproduzione Riservata




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