I RACCONTI DI MANUEL Letto 2131

Josè Mujica, da presidente povero ad intramontabile leggenda


Foto © Acri In Rete



A poche settimane dalla scomparsa di Papa Francesco, un altro grande leader del nostro tempo ci ha lasciato: Josè “Pepe” Mujica. La notizia è rimbalzata sui media mondiali martedì 13 maggio lasciando un senso di vuoto in chi negli anni ha ammirato questo che fu il politico ideale, anzi per certi aspetti utopistico. Purtroppo una brutta malattia non gli ha dato scampo e se lo è portato via all’età di ottantanove anni. Figlio di contadini, Mujica nacque a Montevideo nel 1935. Dopo gli anni in cui fu prigioniero politico, nel 2009 venne eletto presidente dell’Uruguay a larga maggioranza. Per comprendere la grandezza di quest’uomo prima ancora che presidente, basta guardare i suoi esempi. Infatti negli anni che fu in carica, continuò a vivere nella sua fattoria spostandosi con una vecchia utilitaria risalente agli anni ‘80. Inoltre, cosa inusuale per un politico, del suo compenso di circa ottomila euro, teneva per se solo ottocento euro ed il novanta per cento restante lo destinava in beneficenza per aiutare il prossimo: proprio questo gli valse il soprannome di presidente più povero al mondo. A colui che predicava la sobrietà, in fondo bastava poco per vivere. Tracciando un parallelo con il filosofo statunitense Henry David Thoreau il quale nel suo capolavoro “Walden – Vita nei boschi” sosteneva che un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno, Mujica nei suoi celebri discorsi amava dire che “l’uomo felice non ha camicia” e “che povero è colui che ha bisogno di molto”. Emblematici e carichi d’effetto sono i suoi tanti libri come “Non fatevi rubare la vita” e “La felicità al potere” oltre ai vari documentari che lo vedono protagonista. Egli in codesti i quali sono per tutti un prezioso lascito da cui attingere e fare tesoro, fu critico senza troppi giri di parole verso questo sistema dominato dall’economia che spinge l’individuo ad avere sempre di più. In questa che è diventata ad ogni effetto una competizione al possedere, purtroppo ci si dimentica il vero valore dell’esistenza umana, la cui è unica e non può essere comprata al supermercato. Tuttavia, come faceva spesso Mujica, bisogna chiedersi se vale la pena sacrificare passioni e tante volte anche affetti per comprare sempre più cose, anche le più inutili e disparate che il mercato ogni giorno ci impone. Dopotutto l’avere denaro richiede tempo e più denaro si vuole per acquistare e saziare finti bisogni a volte insensati e meno tempo si ha per sé. Sì, proprio il tempo: la cosa che dopotutto ognuno di noi ha di più prezioso in questa nostra breve, sacra ed unica vita. Forse meglio sarebbe lavorare per vivere dignitosamente e non vivere per lavorare, dando priorità all’amore ed a ciò che abbiamo di più caro poiché è proprio questo che ci differenza dalle macchine. Il comprendere e svelare queste dinamiche è stata la nobile missione di questo uomo comune uruguayano. Un uomo del popolo dall’immensa umiltà che il potere non è riuscito a cambiare. Un uomo che parafrasando Hermann Hesse, in un mondo di falsi miti che sono foglie secche che si librano nell'aria e scendono ondeggiando al suolo, lui è stato sempre una stella fissa, che è andao per un suo corso preciso e non c'è vento che ha potuto toccarlo, nemmeno gli anni della sofferta prigionia durante la dittatura, poichè in sé stesso aveva la sua legge e il suo cammino. Adios Josè Mujica, hombre inolvidable y maestro de la felicidad.

PUBBLICATO 17/05/2025  |  © Riproduzione Riservata




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