EDITORIALE Letto 2810

Previsioni e responsabilità


Foto © Acri In Rete



In un territorio già martoriato da crisi economica, spopolamento e disoccupazione, l’amministrazione comunale di Acri decide ancora una volta di chiudere le scuole per un’allerta meteo arancione.
Una scelta che appare più come un riflesso pavloviano che una decisione ponderata.
Mentre in comuni limitrofi come Corigliano-Rossano, il sindaco Flavio Stasi ha attivato il COC (Centro Operativo Comunale) per monitorare la situazione e garantire sicurezza senza bloccare la vita cittadina, ad Acri si preferisce la via più semplice: chiudere tutto e lavarsene le mani.
Ma chi paga il prezzo di questa inerzia amministrativa? I ragazzi, innanzitutto, privati ancora una volta del diritto allo studio. E poi le famiglie, costrette a riorganizzare in fretta e furia le proprie giornate.
Senza dimenticare i gravi disagi per molte famiglie in cui i genitori, non avendo supporto, non possono recarsi al lavoro per assistere i figli.
Ma soprattutto gli imprenditori locali: baristi, ristoratori, commercianti, che vedono svanire incassi già risicati per colpa di decisioni che sembrano più dettate dalla paura che dal buon governo.
In un giorno di scuola chiusa, un bar vicino a un liceo può perdere anche il 70% dell’incasso giornaliero. E in una cittadina di 20.000 abitanti, ogni euro conta.
È legittimo allora chiedersi: dov’è la responsabilità amministrativa? Dov’è la capacità di valutare i rischi senza cedere al panico?
Perché ad Acri si chiude tutto, mentre altrove si gestisce?
Forse perché è più comodo firmare un’ordinanza che attivare un piano di emergenza?
Forse perché è più facile evitare ogni rischio, anche minimo, piuttosto che assumersi la responsabilità di una scelta coraggiosa?
E mentre i cittadini fanno i conti con le conseguenze, il sindaco incassa ogni mese uno stipendio lordo di circa 4.140 euro, e gli assessori 1.863 euro ciascuno, a cui, per chi svolge il lavoro di avvocato, bisogna aggiungere 400€ mensili per la Cassa Forense.
Non male per chi, alla prima goccia di pioggia, preferisce spegnere la luce e chiudere la porta.
La politica non è solo gestione dell’ordinario, ma capacità di affrontare l’emergenza con lucidità. E ad Acri, purtroppo, questa lucidità sembra mancare da tempo.
Forse è ora che qualcuno lo ricordi a chi, ben pagato, continua a non assumersi alcuna responsabilità.

PUBBLICATO 16/10/2025  |  © Riproduzione Riservata




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