I RACCONTI DI MANUEL Letto 2452

Il culluriallu è acritano ed è senza patate


Foto © Acri In Rete



In prossimità delle feste del Santo Natale, precisamente attorno al giorno dell’Immacolata Concezione, è tradizione nelle famiglie Acresi “mintari a’ fressura a’ frijari”, letteralmente mettere la padella a friggere (per dar vita a sua maestà u’ culluriallu - ndr).
Sì, da queste parti, a scanso di equivoci, la classica ciambella fritta simbolo di buon auspicio e prosperità, si chiama proprio così e nella sua storica ricetta è fatta semplicemente con lievito (anticamente pasta madre), acqua, sale, farina e preferibilmente olio d’oliva per la frittura. Quindi chiaramente niente patate, zuccheri o altri artifizi vari.
Il culluriallu prende il nome dal greco kollura, mentre la sua classica forma a corona gli venne data probabilmente affinché i pastori ed i viandanti potessero portarlo appeso ad un bastone durante i loro lunghi spostamenti sull’altopiano silano.
Altre curiosità che meritano di essere menzionate, riguardano le antiche credenze popolari. Infatti, se qualcuno giungeva in una casa dove si stavano friggendo i cullurialli, buona norma era che dicesse “Benadica”, mentre alla fine, quando la padella veniva tolta dal fuoco con l’olio ancora sfrigolante, il padrone di casa usava dire “eamu crisciutu” (più o meno, abbiamo finito).
Forse però la più bizarra di tutte fra queste era quella che per tutta la durata in cui si friggeva, a tutti gli astanti, compresi i bambini, era impedito di bere acqua poiché si credeva che bevendo si potesse prosciugare l’olio della padella.
In periodi poveri come quelli di un lontano passato, l’olio non era per tutti; quindi la superstizione era assimilabile alla paura.
Tuttavia la cosa che è sopravvissuta ai tempi è la convivialità che il culluriallu regala. Infatti era e resta un’occasione per unirsi in famiglia e ritrovarsi nell’aria magica che precede le feste.
In questi tempi frenetici, conservare le tradizioni, rallentare e ritrovarsi con amici o parenti davanti al focolare a mangiare una golosità come lo è questo “finto dolce” indiscusso vanto acritano nel mondo, è un qualcosa a suo modo di struggente e meraviglioso.
In fondo a salvare la memoria di un luogo, anche in cucina, un giorno sarà la storia.

PUBBLICATO 06/12/2025  |  © Riproduzione Riservata




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