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Ristabilita la verità dei fatti


Foto © Acri In Rete



Dorme tutte le notti su una panchina per poter lavorare, "Grazia guadagna 300 euro al mese”, erano i titoli di molti articoli di stampa che avevano catturato l’attenzione dell’opinione pubblica qualche anno addietro.
L’iniziativa della sig.ra Tripargoletti Grazia, che aveva coinvolto gli organi di stampa per denunciare di essere costretta a dormire su una panchina dell’autostazione a Cosenza per poter svolgere la propria prestazione lavorativa presso l’azienda LAV Service s.r.l., aveva sollevato numerose polemiche. Tra le argomentazioni della dipendente, vi era l’irremovibilità dell’azienda nel venire incontro alle sue esigenze e presunte inefficienze nei pagamenti delle retribuzioni.
Nella giornata di ieri, il Tribunale di Cosenza in composizione monocratica ha condannato la sig.ra Tripargoletti Grazia e l’esponente della sigla sindacale UGL Giuseppe Brogni per diffamazione aggravata a mezzo stampa, a seguito della querela degli amministratori dell’azienda LAV Service s.r.l., difesa di fiducia dagli avv.ti Francesco Muscatello e Marco Facciolla, condannando i due anche al risarcimento del danno d’immagine cagionato all’azienda.
“Ci siamo determinati sin da subito a sporgere querela per l’assoluta volontà di ristabilire la verità rispetto a quei terribili mesi di gogna mediatica a cui siamo stati sottoposti”, dichiarano gli amministratori Catanzariti Vincenzo Luca e Catanzariti Luigi. “Numerose testate giornalistiche, accertato lo stato dei fatti, hanno ritenuto di prendere le distanze da una cronaca strumentalizzata.
Di contro, la sig.ra Tripargoletti e il sig. Brogni, anche a seguito del primo articolo oggetto del giudizio, non hanno inteso restituire la giusta misura degli accadimenti.
Abbiamo tenuto alla celebrazione del giudizio affinché venisse accertata una effettiva ricostruzione storica, dalla quale emergesse che, alla data dell’articolo, la sig.ra Tripargoletti già da mesi non espletava la propria prestazione lavorativa e che la LAV Service s.r.l., come sempre si prefigge di fare con tutti i suoi dipendenti, si è spesa in ogni modo per venire incontro alle esigenze della signora, sia sotto il profilo logistico che economico
”.
Questo episodio offre più di una semplice cronaca: mette in luce il valore delle aziende che scelgono correttezza, trasparenza e responsabilità sociale.
In un contesto mediatico in cui le notizie vengono spesso amplificate o distorte, emerge quanto sia importante riconoscere le realtà aziendali che mettono i dipendenti al centro, rispettando al contempo le regole e la legalità.
La vicenda ci ricorda che essere dalla parte del dipendente non significa piegarsi ad accuse infondate, ma garantire condizioni di lavoro corrette e supporto concreto, anche nei momenti di difficoltà.
Aziende come LAV Services s.r.l. dimostrano che etica e professionalità possono coesistere, offrendo un modello di riferimento per chi crede che il rispetto delle persone e della legge non siano concetti separati, ma valori da promuovere quotidianamente.
Infine, questa storia invita a riflettere sulla responsabilità di tutti gli attori coinvolti: media, dipendenti, aziende e opinione pubblica.
Solo un approccio consapevole e basato sui fatti può evitare distorsioni e contribuire a una cultura del lavoro più giusta e trasparente.

PUBBLICATO 17/12/2025  |  © Riproduzione Riservata




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