Nei giorni successivi all’Epifania, mentre la tradizione vuole che la Befana porti doni o carbone, ad Acri i cittadini si ritrovano con un altro “pensiero” nella calza: la crescente confusione attorno alle bollette TARI. Tra avvisi arrivati a metà, pagamenti sdoppiati, possibili rimborsi e un quadro normativo tutt’altro che semplice, il sentimento più diffuso è uno soltanto: smarrimento. Uno smarrimento comprensibile, soprattutto quando una delibera (quella dell’approvazione delle tariffe) che dovrebbe offrire certezze finisce invece per aprire nuovi interrogativi.
E si avverte, inevitabilmente, un senso di disorientamento di fronte a una gestione che, tra scadenze, rinvii e chiarimenti ancora in attesa di definizione, fatica a restituire ai cittadini un quadro chiaro e certo. È una situazione che richiama la necessità di una visione più solida e condivisa, capace di orientare le scelte e di garantire maggiore serenità. Al di là delle questioni giuridiche che riguardano l’efficacia della delibera di approvazione delle tariffe, è utile e dirimente - spostare l’attenzione sul merito della vicenda e, in particolare, sul tema degli aumenti. Sul punto diventa doveroso avviare una riflessione seria e costruttiva sulla possibilità di contenere i costi, perché è da qui che passa la sostenibilità del servizio e la serenità dei cittadini. Quando parliamo degli aumenti della TARI, dobbiamo essere sinceri: non esiste un’unica causa. Gli incrementi che i cittadini vedono in bolletta sono il risultato di una serie di fattori strutturali che, sommati, rendono il sistema sempre più costoso e difficile da sostenere. Il primo riguarda i costi di smaltimento. Le discariche e gli impianti di trattamento applicano tariffe sempre più alte, e il secco residuo – la parte non riciclabile – è la frazione più onerosa. Ogni chilogrammo in più pesa direttamente sulle casse comunali e, inevitabilmente, su quelle dei cittadini. A questo si aggiunge l’aumento generale dei costi del servizio: carburante, personale, mezzi, manutenzione. Un altro nodo cruciale è la qualità della raccolta differenziata. Non basta separare i materiali: bisogna farlo bene. Una differenziata “sporca”, con errori o materiali non idonei, riduce il recupero e aumenta i costi di trattamento. Il danno, in questi casi, è doppio: ambientale (più rifiuti, più emissioni) ed economico ( il sistema costa di più e la tariffa tende ad aumentare). C’è poi il tema dell’ottimizzazione del servizio. In molti territori i percorsi di raccolta non sono efficienti, i mezzi sono datati e i sistemi di gestione non sono aggiornati. Tutto questo genera sprechi e costi evitabili. Infine, non possiamo ignorare gli aspetti amministrativi: PEF(piani economici finanziari) approvati in ritardo, delibere poco efficaci, mancate entrate. In un contesto così fragile, ogni disallineamento si traduce in ulteriori costi che -inevitabilmente- si riverberano sui cittadini. E allora, quali le soluzioni? La più efficace, già sperimentata con successo in molte realtà italiane, è l’introduzione della TARIP, la tariffa puntuale. Un sistema che applica un principio semplice e profondamente equo: “Pay As You Throw” – PAGHI PER CIÒ CHE PRODUCI. In Italia i Comuni che applicano regimi di TARIP sono circa 1.117, con una popolazione complessiva di 8.145.205 abitanti, rispettivamente pari al 14,1% dei Comuni e al 13,8% della popolazione italiana. I dati lo confermano: i comuni che hanno adottato la TARIP hanno ridotto il secco residuo del 25–45%, hanno aumentato la percentuale di differenziata che si attesta intorno al 75–80%, hanno abbassato i costi di smaltimento e premiato i cittadini più attenti.
E i risultati parlano da soli: Trento ha ridotto il secco di diversi punti percentuali, Capannori, comune in provincia di Lucca, ha raggiunto l’85% di differenziata, Parma ha abbattuto i costi di smaltimento. Parlarne adesso è importante perché la TARIP non è solo un nuovo metodo di calcolo: è un cambio di prospettiva. Introduce un principio chiaro, comprensibile da tutti: ognuno paga in base alla quantità di rifiuto indifferenziato che produce. In questo modo, chi differenzia meglio e produce meno rifiuti può beneficiare di un importo ridotto. Non più forfait, non più stime approssimative o calcoli poco trasparenti, ma un sistema misurabile, equo e capace di responsabilizzare l’intera comunità. I benefici sono concreti:chi differenzia con attenzione paga meno,la quantità di rifiuti indifferenziati diminuisce, la qualità della raccolta migliora, il rapporto tra Comune e cittadini diventa più chiaro.
E un sistema basato su misurazioni reali riduce errori, contestazioni e incomprensioni. In altre parole, la TARIP è un modo nuovo di pensare il servizio: più giusto, più moderno, più vicino ai comportamenti reali delle persone e certamente MENO ONEROSO PER I CITTADINI. E non è fantascienza! Diversi Comuni, come si diceva, da Trento a Parma, da Capannori a Ferrara, fino a realtà più piccole come Pergine Valsugana, Monsano e Castel San Pietro Terme – ma anche vicinori hanno già adottato o ampliato la tariffazione puntuale, registrando riduzioni dei costi, aumento della differenziata e maggiore soddisfazione dei cittadini. In un momento in cui la TARI sembra più un rebus che un tributo, forse è davvero il momento di guardare oltre e aprire un confronto serio su un modello più equo, più moderno e più vicino ai bisogni reali delle famiglie. Perché l’Epifania, si sa, porta con sé un simbolo di luce. E mai come adesso, quella luce serve davvero: per rischiarare, per chiarire, per ritrovare direzioni che sembrano smarrite. Rossella Iaquinta