OPINIONE Letto 1785

Medici non mercenari


Foto © Acri In Rete



Caro on. Occhiuto,
Lei mi offende, due volte, io lo faccio una volta solo, lei ha una faccia da bronzo.
Io sono a tra quanti lei ha destinato il suo accorato appello “medici calabresi, tornate, vi pagheremo di più”, io sono un medico, un chirurgo calabrese, emigrato al norddo, in quel della Spezia.
Riducendo la risoluzione del problema della sanità calabrese con l’offerta di una questua, quasi fosse la réclame di “due al prezzo di uno”, lei mortifica il professionista, che non è un mercenario, e, soprattutto, il calabrese, che non è un traditore.
Onorevole, lei, così, ha offeso due piccioni con una fava, assai indigesta, e dimostra di non capire le ragioni della disaffezione dei medici calabresi (e non solo medici) per la Terra che lei amministra o, forse, le fa più comodo far finta di non capire.
Lei è un politico di lungo corso, preferisce buttare la palla in tribuna, fa melina, la sanità è una partita difficile, un pareggio le fa sempre comodo, piuttosto, che giocare, veramente, per vincere, rischiando, però, la sconfitta.
Le fa finta di non capire che io in Calabria ci tornerei gratis, non ho davvero bisogno di un set di pentole o un completo di lenzuola matrimoniali per convincermi a tornare al mio paese.
Non è il vil denaro, che secondo lei tutto muove, che mi rimetterebbe sul treno del Sud per far ritorno a Paola e, poi, di corriera fino ad Acri, al mio Ospedale.
Mi perdonerà, ho 59 anni, sono andato via dalla mia terra che ne avevo 18, quando parlo del mio paese, ho il ritorno nostalgico dei ricordi.
Che stupido che sono, ha ragione, non c’è più il treno del sud, adesso c’è l’alta velocità, anzi no, c’è l’Inter city, in perenne ritardo.
E non c’è più la corriera, ci sono i bus a due piani di Salvini, anzi no, c’è da sperare che Peppe, il mio amico, mi venga a prendere alla stazione, altrimenti, faccio prima con l’auto stop perché ad Acri hanno soppresso buona parte dei trasporti interregionali.
E, soprattutto, non c’è manco più l’ospedale, il Beato d’Angelo di Acri.
Adesso c’è qualcosa che ne è il succedaneo ottimizzato, è così che ne hanno spiegato la progressiva soppressione, che è orfana di genitori, né di destra e né di sinistra, pare che tutto sia successo per opera divina.
Lo hanno chiamato con un aggettivo diverso di volta in volta, a mescolare le carte, illudendo la forma, depauperando la sostanza, medico dopo medico, reparto dopo reparto in nome della razionalizzazione dei costi e della valorizzazione della medicina territoriale, due totem che promettono tanto ma significano niente, slogan elettorali.
Era prima l’ospedale di “zona montana”, che non ho mai capito perché lo si volesse specificare, Acri lo è un paese montano, forse, era per suggellare una metafora, un'avvertenza perché ogni servizio si dovesse ottenere come al termine di una scalata di montagna, è pari fatica.
È Diventato poi Spoke di “zona disagiata” e questo mi è più facile capirlo, è intuitivo.
Il mio ospedale era il nostro vanto, reggeva le fondamenta della sua Scienza nella fiducia che ognuno di noi ci riponeva, le maniere erano spicciole, zero fronzoli ma assistenza e cura erano assicurata a tutti, dal colpo della strega al tumore. Adesso, al bisogno c’è da portare anche la scopa alla fattucchiera, altrimenti rimane seduta, in attesa, lunga, al Pronto Soccorso, c’è rimasto solo quello.
Caro governatore, lei crede davvero che un medico calabrese possa essere attratto da trenta denari in più?
Questa è la somma, si questa metaforica, con la quale avete tradito la nostra speranza di ritornare con indosso il nostro bel camice bianco, quando sentivamo il capostazione gridare “Paola, stazione di Paola”.
Avete saccheggiato ogni lira e poi ogni euro, favorendo le nomine politiche, sacrificando il merito, umiliando la dignità civica, elevando “il favore” a legge, la conoscenza a passpartou per aprire le porte del bisogno, del lavoro, del dolore, di chi è costretto a lunghe attese per un esame che non può aspettare, salvo attingere al privato, ma non tutti, poi, possono permettersi un cardiochirurgo di fiducia, lei questo, almeno, lo sa, lei ha potuto.
La Calabria, oggi, non è attrattiva a nessun prezzo perche abbiamo perso la speranza che possa cambiare per quella che vorremmo fosse, legale, morale, meritocratica, capace, giusta e le ultime elezioni passerella ne sono la prova, tra chi ha vinto e che non avrebbe mai perso e chi non ha vinto ma ha perso due volte perché è subito andato via, così che tutto è rimasto come sempre.
Caro governatore, la smetta di imbonire i sogni dei calabresi con promesse da eldorado city, noi non abbiamo l’oro nel nostro mare, l’ultimo tesoro sono stati i bronzi di Riace, non è stato più pescato niente di valore, oggi si tirano su solo facce di bronzo ma sono senza nessun valore.

PUBBLICATO 21/01/2026  |  © Riproduzione Riservata




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