Altro che illazioni: il sindaco continua a fuggire, ma le carte parlano. Ecco la verità
Mi trovo costretto a dover replicare alle dichiarazioni del sindaco Pino Capalbo che, in risposta al mio articolo pubblicato nei giorni scorsi sugli organi di stampa, ha liquidato una vicenda politicamente gravissima parlando di “illazioni” e di “insinuazioni prive di fondamento”.
Una risposta, la sua, che, però, non chiarisce nulla e conferma ciò che denuncio da tempo: è allergico al confronto politico e non ha il coraggio di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Preferisce rifugiarsi dietro affermazioni generiche e dietro i responsabili di settore pur di non affrontare il nodo politico della questione. Proprio per questo, tocca a me fare ciò che lui non fa: chiarire e dimostrare che non si tratta di illazioni, ma di fatti documentati. Dal 2017 ad oggi, periodo che coincide con la sua sindacatura, il Comune di Acri ha affidato numerosi lavori tramite affidamenti diretti alla ditta individuale Vuono Romano. Non posso indicarne il numero esatto né l’importo complessivo - ma di sicuro si tratta di somme rilevanti che supererebbero i duecentomila euro - solo perché gli uffici comunali omettono di riscontrare una mia legittima richiesta di informazioni, avanzata nell’esercizio delle prerogative di consigliere comunale. Voglio sperare che tale omissione non sia il frutto di un tentativo di sottrarre informazioni rilevanti al controllo democratico del Consiglio comunale, né tantomeno di comprimere il mio diritto – e il diritto dei cittadini – a conoscere come vengono spese le risorse pubbliche. Sarebbe un fatto di straordinaria gravità istituzionale! Ma anche senza questi dati, i fatti già noti sono più che sufficienti. Il titolare della ditta Vuono Romano non è un soggetto estraneo all’attuale vertice politico del Comune: in passato è stato socio dello stesso sindaco - circostanza ammessa da Capalbo nel corso del Consiglio comunale del 13 dicembre scorso - e ad oggi è socio nella società C.V.C.P. srl, proprietaria di un bar nel centro città, con il fratello del sindaco, Sergio Capalbo, e col padre del sindaco, Mario Capalbo. A conferma di ciò si allega la visura camerale (clicca qui), atto pubblico e incontestabile. Peraltro, il sig. Vuono Romano è anche cognato del citato fratello del sindaco, Sergio. Di fronte a questo intreccio di rapporti personali, familiari e societari, parlare di “insinuazioni” è semplicemente un’offesa all’intelligenza dei cittadini. Un altro Sindaco – un Sindaco con la S maiuscola – non sarebbe fuggito dalle proprie responsabilità, ma avrebbe affrontato la questione con coraggio, trasparenza e dignità politica. Requisiti che, purtroppo, appaiono del tutto sconosciuti a Pino Capalbo. In un contesto politico normale, per di più, un Politico (appunto con la P maiuscola) avrebbe tratto le conseguenze e le dimissioni sarebbero state un atto minimo. Qui, invece, ci si limita a negare l’evidenza e ad attaccare chi chiede chiarezza. E in questo quadro, ancor più imbarazzante è il silenzio-assenso di tutta la maggioranza: è possibile che nessuno di loro abbia il coraggio di alzare la testa davanti a fatti così politicamente gravi? È possibile che tutti accettino passivamente questo modo di governare, piegandosi a un primo cittadino che si comporta da despota, convinto di essere al di sopra di ogni controllo e di ogni regola? Di fronte a tutto ciò, l’auspicio è che almeno il Segretario comunale si spogli della casacca politica della squadra di maggioranza - che ultimamente sembra aver indossato - e torni a svolgere il ruolo che la legge gli assegna: garante super partes della legalità e dell’imparzialità dell’azione amministrativa. Infine, quanto al fatto che il sindaco prenda le distanze dal mio modo di fare politica, non posso che esserne lieto: tra me e lui - e lo ribadisco - c’è un abisso di valori. È un male, però, per i cittadini acresi, perché se il sindaco si ispirasse agli stessi principi di correttezza, trasparenza e imparzialità che rappresentano la bussola della mia azione politica, oggi Acri sarebbe certamente meglio amministrata. Questi i fatti, il resto sono chiacchiere. Le parole del sindaco passano, le carte, invece, parlano. E raccontano una verità che Capalbo continua ostinatamente a non voler ammettere. ![]() ![]() |
PUBBLICATO 04/02/2026 | © Riproduzione Riservata

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