I RACCONTI DI MANUEL Letto 1376

L'arte ''e ci mineri a perdari''


Foto © Acri In Rete



Ho riflettuto a lungo prima di scrivere questo testo. Non è mia intenzione sollevare polemiche né tanto meno alimentare critiche. Il punto di approdo di queste righe, spero sia quello di creare uno spunto di riflessione. Acri come tutti i centri di montagna, vive una profonda crisi di cui l’emorragia demografica è solo la punta di un iceberg. C’è tanto scetticismo per quanto riguarda il futuro di questa città - è bene ricordarlo sempre che Acri è una città per decreto, non un villaggio o un paesello come molti dicono ancora - . br>Questo scetticismo si amplifica nella giornaliera narrazione social oltre misura dove ormai di questo luogo, sembrano emergere solo le criticità. Una sorta di El Dorado al contrario per intenderci, nonché un unicum poiché altrove tutto questo malcontento non si legge, sebbene i problemi tante volte siano superiori a quelli nostri. br>Ora mi chiedo e chiedo a chi legge, sempre per creare quel famoso spunto di riflessione, cosa dovrebbe pensare chi da fuori si trova a dover leggere ogni giorno solo di mugugni e cose che vanno male? Un turista o l’emigrato che vorrebbe venire a trovare i parenti dopo tanti anni, cosa dovrebbe venire a fare in questa città dove a quanto pare, non va bene nulla? Su Facebook e sui i vari sconfinati social c’è il mondo. Tutto corre ad una velocità incredibile e raggiunge i cinque continenti, non solo i paesi o le frazioni vicine. Ciò non scordiamolo mai! br> Quest’arte “e ci mineri a perdari” non serve a nessuno. E’ bene segnalare ciò che non va, ma concentrarsi solo su quello è un male assoluto. Che bello sarebbe se la mattina ci svegliassimo e dicessimo “Com’è bella la mia città” invece di dire la solita cantilena “Acri è morta”. br>Se anziché fotografare una foglia caduta storta, andassimo a fotografare gli scorci, i vicoli del centro storico al tramonto o le botteghe dove artigiani encomiabili resistono portando avanti con sacrifici le tradizioni in questo mondo consumistico, il quale tante volte dimentica persino dell’umanità. br>Sarebbe bella, inoltre, la riscoperta delle frazioni e della nostra Sila Greca. br>Lassù i nostri nonni, facendo i pastori e gli agricoltori tra le montagne, hanno costruito un futuro passo dopo passo, al ritmo del sudore, delle stagioni e dei loro canti, senza mai perdersi d’animo. La città si salva solo se si rema tutti in una stessa direzione e non se si agisce secondo gli umori del momento in ordine sparso. br>Guardiamo l’esempio della vicina Longobucco, dove in nome di un diritto sancito per costituzione che è quello della sanità oltre che per amor di patria, il paese si è coalizzato sotto un’unica bandiera chiamato senso di comunità. Quel senso di comunità che gli acresi, divisi e non più capaci di trovarsi come una volta sotto un unico comune denominatore in difesa della città, stanno ormai smarrendo del tutto. br>Qui sempre più c’è un grande bisogno senza ambiguità di chi tiene uniti i pezzi non di chi spezza, perché solo insieme ci possiamo salvare. L’alternativa se si ama davvero Acri non può esserci perché essa in tutta franchezza, corrisponde all’infido nome di spopolamento totale.

PUBBLICATO 14/02/2026  |  © Riproduzione Riservata




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