I RACCONTI DI MANUEL Letto 139

A chini arrazzi?


Foto © Acri In Rete



Stamattina, sbrigate alcune faccende, me ne sono salito un po' a Parco Caccia. Block notes e penna in mano, avevo l’intenzione di scribacchiare un po'. Non c’era nessuno. Solo il canto dei passeri mi faceva compagnia. Mi siedo ad uno dei tavolini sotto la frescura di un castagno e inizio a mettere su carta qualcosa. Tutto ad un tratto arriva un signore il quale chiameremo con un nome di fantasia per privacy “Giuseppe”, sulla settantina penso. Non lo avevo mai visto prima. Mi saluta e si viene a sedere vicino a me. Tiene una busta contenente il suo pranzo. Dice che molto spesso in estate vieni qui a mangiare. Ha con sé in un recipiente della pasta, una bustina di fragole e l’immancabile vino rosso. Mentre pranza inizia a parlare. Esordisce con l’immancabile domanda tanto cara agli anziani dalle mie parti, “A CHINI ARRAZZI?”. In questa domanda ci sta dentro un mondo. Essa è un po' domandare di chi sei figlio, come fai di cognome, chi sono zii, nonni e così via concentrato in un’unica e sola parola: ARRAZZARE, appartenere. Rotto il ghiaccio comincia a parlarmi un po' della sua vita, comprese malinconie, partenze e ritorni. Non so se avete presente quei film dove un tizio è seduto alla panchina ed improvvisamente un estraneo va a sedergli a fianco per raccontargli il suo passato. Questo è un po' quello che mi è capitato. Tra una parola e l’altra, ogni tanto seguitavo a scrivere ciò che avevo in mente. Finito il suo riso, Giuseppe mi dice testualmente: “Mi sono accorto che tu sei un bravo ragazzo. Parli, ascolti, non fumi e prendi appunti. Prendere appunti nella vita è molto importante”. L’ho ringraziato. Continuiamo a parlare ancora un po’ prima che l’orologio segna l’una. Si era fatta anche per me l’ora di tornare a casa per pranzare. Anche la mia poesia, che intanto avevo concluso di scrivere a rilento sul foglio bianco, era pronta. Ho salutato l’anziano che mi ha ripetuto, come fosse a casa sua “Ci rivediamo qualche altra volta. Io tanto tutti i giorni d’estate vengo sempre qui a quest’ora per starmene al fresco e in santa pace. Sai? Tanto poi alle due e mezzo del pomeriggio vengono gli amici e giochiamo a carte per passare un po' il tempo”. Mentre andavo via, il tempo di entrare in macchina, l’ho visto riempire la bustina delle fragole d’acqua sotto la fontana per sciacquarle. Un gesto semplice in cui non c’era tristezza e né solitudine, ma solo tanta voglia di starsene lì senza che i rumori del mondo, a volte troppo violenti, potessero turbarlo.

PUBBLICATO 06/06/2026  |  © Riproduzione Riservata




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