I RACCONTI DI MANUEL Letto 1023

È estate


Foto © Acri In Rete



Dalle nostre parti, l'estate non è una semplice data del calendario, ma una percezione. È un susseguirsi di immagini e sensazioni che abbiamo impresse dentro sin da quando eravamo bambini. Tutto inizia con una musica familiare: la sveglia di primo mattino del fruttivendolo ambulante. Con il suo immancabile altoparlante, alla guida di un camion che sfida le salite, porta per frazioni, villaggi e paesi cocomeri rossi come il fuoco, pesche noci zuccherine appena raccolte e tante altre primizie. Aprire le finestre significa far entrare quel richiamo, insieme al profumo del grano biondo pronto per la mietitura e all'odore secco dei covoni di fieno lasciati a maturare nei campi. Se allarghi lo sguardo, la terra all’orizzonte sembra non finire mai.
I colli, degradandosi sempre di più nel loro verde smeraldino, scivolano guardinghi verso la bassa, fino a tuffarsi in un mare talmente azzurro che, all'orizzonte, si confonde con il cielo in un abbraccio meraviglioso.
Nel pomeriggio, il tempo sembra fermarsi, diventando immobile e pesante come la calura. È l'ora dei vecchi al bar seduti all'ombra a giocare a briscola, tra colpi secchi di carte sul tavolo e silenzi solo apparenti. Ma dietro le porte chiuse delle case, l'estate è un bacino di sapori antichi. C'è il rito della salsa di pomodoro appena fatta che bolle nei pentoloni, il profumo intenso dell'origano appena raccolto e strofinato tra mani sapienti e le macchie rosse dei filari di pepe messi ad essiccare ai balconi: a guardarle appese, sembrano collane di corallo baciate dal sole giganti.
Poi finalmente l'aria si rinfresca e il paese si rianima. Si ritrovano gli amici e i parenti che tornano in vacanza, i calabroni sbattono ai lampioni e le piazze si riempiono di abbracci che sanno di nostalgia. Ci si siede attorno a un tavolo e si brinda con il sapore semplice del vino casereccio diluito con la gassosa, pezzi di pesche e un tocco di ghiaccio. Una sangria inconsapevole di cui le origini si perdono nel tempo. Forse addirittura essa è proprio un lascito della dominazione spagnola in questa terra così ricca di storia ed incontri. Ma il vero cuore dell'estate batte di notte.
È un tempo in cui ci si ritrova tutti alla festa patronale. Si balla per ore, nelle infinite notti caldissime al ritmo travolgente della musica popolare.
I piedi sollevano la polvere, i corpi si muovono all'unisono tra il sudore della pelle e le risate che escono direttamente dal cuore. Nell'aria si respira il profumo dolcissimo e bruciato del caramello dei torroni appena fatti venduti sulle bancarelle illuminate. Può tutto questo sembrare banale a chi guarda da fuori, ma per noi l'estate è qualcosa che si assapora e si vive sottopelle. In questa stagione respiriamo sospesi tra le stelle e il sole, tra il canto eterno delle cicale e il sapore forte della salsedine. E mentre balliamo e ridiamo, stringiamo forte ogni secondo, sperando con tutto il cuore che questo brivido caldo sia infinito, anziché effimero come in realtà è.

PUBBLICATO 19/07/2026  |  © Riproduzione Riservata




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