OPINIONE Letto 88

Sanità in Calabria. Il crollo dei Lea e le liste di attesa


Foto © Acri In Rete



Il divario sanitario tra il Nord e il Sud del Paese non rappresenta più solo una discrepanza statistica, ma una vera e propria frattura sociale che impatta quotidianamente sulla vita e sulla sopravvivenza dei cittadini. A certificarlo sono gli ultimi, impietosi dati del Ministero della Salute sui Livelli Essenziali di Assistenza e le rilevazioni del Rapporto C.R.E.A. Sanità. La fotografia scattata a livello nazionale mostra un'Italia spaccata a metà, dove eccellenze come il Veneto viaggiano a ritmi elevati sulla qualità assistenziale, mentre la Calabria sprofonda desolatamente all'ultimo posto della classifica. Dietro queste percentuali si nasconde il collasso quotidiano del diritto costituzionale alla salute, con una realtà vissuta dai malati che si scontra frontalmente contro una narrazione istituzionale spesso fatta di annunci trionfalistici e slide patinate.
I numeri del Nuovo Sistema di Garanzia del Ministero bocciano senza appello la gestione sanitaria regionale, accendendo un faro impietoso in particolare sull'assistenza territoriale. Con un punteggio nettamente inferiore alla soglia minima di sufficienza, la Calabria risulta infatti l’unica regione italiana incapace di garantire le prestazioni di base sul territorio. Anche sul fronte ospedaliero si nota una preoccupante flessione, causata principalmente proprio dalla mancanza di una medicina di prossimità efficiente. Senza filtri intermedi, i bisogni della popolazione si riversano inevitabilmente sulla rete d'urgenza, provocando la paralisi cronica dei Pronto Soccorso. A complicare questo scenario interviene il caos contabile delle principali aziende sanitarie, come l'ASP di Cosenza, che trascinano da anni bilanci pregressi non approvati. Per schermarsi dalle azioni dei creditori, le strutture ricorrono ciclicamente alla dichiarazione di impignorabilità dei fondi, una mossa che di fatto congela qualsiasi capacità di investimento in macchinari o personale.
Questo vuoto organizzativo si traduce nell'impossibilità concreta di accedere a visite specialistiche ed esami diagnostici in tempi dignitosi. Oramai, per ottenere una risonanza magnetica, una mammografia di screening o una visita cardiologica nei presidi pubblici, occorre attendere molti mesi, se non interi anni, superando ogni limite fissato dalla legge. Si crea così una profonda disuguaglianza sociale tra chi possiede le risorse economiche per rivolgersi alle strutture private e chi invece non può permetterselo. In quest'ultimo caso, le alternative restano drammatiche: intraprendere la via della migrazione sanitaria verso il Nord — prosciugando le casse regionali per rimborsare le strutture di altre regioni — oppure rassegnarsi a rinunciare del tutto alle cure, lasciando che le patologie progrediscano senza alcun controllo preventivo.
In questo quadro critico, perfino le novità politiche più sbandierate rischiano di rivelarsi semplici operazioni di facciata. La fine del lungo commissariamento governativo, fortemente rivendicata dalla governance regionale guidata da Roberto Occhiuto, restituisce sulla carta la gestione ordinaria alla Cittadella, ma non libera la regione dai rigidi vincoli del Piano di Rientro. I ministeri affiancanti mantengono intatto il loro diritto di veto e le tasse regionali rimangono ai massimi storici per coprire un debito pregresso che nemmeno le ultime manovre finanziarie sembrano capaci di riassorbire del tutto, soffocato com'è da continui contenziosi legali. Allo stesso modo, le risorse straordinarie del PNRR destinate alle nuove Case della Salute rischiano di trasformarsi nell'ennesima cattedrale nel deserto se non verranno accompagnate da una pianificazione reale dei servizi.
L'incapacità di programmare concorsi stabili ha finora spinto la Regione a rincorrere rimedi di emergenza tanto dispendiosi quanto palliativi, come il ricorso ai medici gettonisti forniti dalle cooperative o l'ingaggio di professionisti arrivati da Cuba. Si tratta di toppe temporanee che drenano preziose risorse pubbliche senza costruire una vera ossatura sanitaria. La salute dei cittadini non si tutela con la retorica dei social network né con i video propagandistici: per invertire la rotta occorre abbandonare la stagione degli annunci e avviare immediatamente un piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato, investire nell'ammodernamento delle apparecchiature e nella digitalizzazione delle prenotazioni, e rendere finalmente operative le strutture territoriali.
Il quadro che emerge smentisce nei fatti la narrazione edulcorata che da anni la presidenza della Regione porta avanti sulla sanità calabrese, fatta di annunci di svolte storiche e progressi che sulla pelle dei cittadini continuano a non vedersi. Dopo la battaglia quotidiana condotta con coraggio dal Quotidiano del Sud sotto la direzione di Massimo Razzi e la spinta propulsiva del comitato nato a tutela della sanità pubblica, l'entusiasmo si è progressivamente affievolito, lasciando spazio a una rassegnata assuefazione. Un silenzio calato proprio sul diritto più sacro e fondamentale di tutti: quello alla salute e alla vita.
Raggiungere la minima decenza non è un miraggio inarrivabile, ma una pretesa di civiltà. Eppure, questa speranza rischia di essere definitivamente sotterrata da un triplo cortocircuito politico e sociale. Da un lato c'è una maggioranza di governo che, mentre sventola vittorie di carta sulla sanità locale, spinge sull'autonomia differenziata: un progetto cinico che promette solo di allargare la voragine tra Nord e Sud, cristallizzando per legge i cittadini di serie A e quelli di serie B e condannando il Mezzogiorno a finanziare le eccellenze altrui. Dall'altro lato assistiamo allo spettacolo indecoroso di un'opposizione inconcludente e spuntata, capace soltanto di alzare il dito e lamentarsi a favor di camera, senza mai proporre una visione alternativa, una barricata o un'azione concreta capace di inceppare questo declino. Ma la condanna più amara spetta alla rassegnazione dei cittadini stessi. Rimanere a casa, subire in silenzio, delegare il proprio destino e accettare la rinuncia alle cure o i viaggi della speranza come una tassa ineluttabile sulla vita è la vera vittoria di questo sistema. La sanità non tornerà decente per la bontà di chi governa, ma solo quando i calabresi torneranno a pretendere il diritto alla salute come una battaglia irrinunciabile di dignità.

PUBBLICATO 24/07/2026  |  © Riproduzione Riservata




L'offerta informativa di Acri In Rete restera' gratuita, senza barriere digitali che limitino l'accesso a notizie, inchieste e approfondimenti.
Se credi in un giornalismo libero, indipendente e impegnato a dire la verita', la tua donazione puo' diventare un sostegno concreto alle nostre battaglie.
La tua donazione sara' davvero una (bella) notizia.






ADV



Ultime Notizie

COMUNICATO STAMPA  |  LETTO 116  
Strada Piano Barone: adesso basta!
Siamo al 23 luglio e la Strada Piano Barone, uno dei principali accessi alla Sila, continua a presentarsi in condizioni indecorose. La progettazi ...
Leggi tutto

OPINIONE  |  LETTO 88  
Sanità in Calabria. Il crollo dei Lea e le liste di attesa
Il divario sanitario tra il Nord e il Sud del Paese non rappresenta più solo una discrepanza statistica, ma una vera e propria frattura sociale c ...
Leggi tutto

OPINIONE  |  LETTO 813  
Se bruciasse la città!
Forestali calabresi: tra tutela del territorio, consenso politico e una sfida che riguarda il futuro della Calabria Ogni volta che si parla di fo ...
Leggi tutto

NEWS  |  LETTO 826  
Ordine del giorno proposto da Intrieri sulla condanna degli atti incendiari e sulla solidarietà ai comuni interessati
Nella seduta di oggi, il consigliere comunale di opposizione Giuseppe Intrieri, di concerto con tutti i consiglieri di minoranza, ha proposto al ...
Leggi tutto

COMUNICATO STAMPA  |  LETTO 409  
Approvati dalla sola maggioranza salvaguardia, equilibri e variazione di bilancio
Si è tenuto oggi il Consiglio Comunale che ha approvato tutti i punti all’ordine del giorno, tra cui la salvaguardia degli equilibri di bilancio ...
Leggi tutto

ADV