FUORI ROTTA Letto 769

Oltre l'illusione: investire sulla terza età


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EffeEffe
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Ancora poco meno di un anno e sarà tempo di elezioni amministrative. Come di consueto, tra le proposte programmatiche di tutti i candidati sarà certamente presente un'enunciazione che da molti anni “affascina” il mondo degli estensori dei programmi elettorali dei candidati: frenare l'esodo dei giovani.
Le intenzioni della politica di contrastare lo spopolamento, certamente lodevoli, cozzano tuttavia con una realtà economica e demografica che non si può più ignorare e che continua a non interessare adeguatamente le istituzioni.
Fatto sta che i giovani continueranno a emigrare per la mancanza di un mercato del lavoro che dipende pochissimo dalle politiche municipali e nello stesso tempo peggiorerà sempre più un indice di vecchiaia via via sempre più alto e che già oggi rappresenta un dramma per molte famiglie.
Nelle aree interne colpite da un cronico declino demografico, la popolazione anziana non è più soltanto una fascia sociale debole da assistere, ma è la maggioranza degli abitanti rimasti; per questo motivo, in tali contesti, una politica che guardi alla terza età diventa una componente essenziale di qualsiasi strategia di tenuta e rilancio del tessuto urbano.
La politica nelle aree interne del Mezzogiorno dovrebbe superare la sterile quanto inutile retorica della partenza e del rientro dei giovani e immaginare un'agenda programmatica incentrata su chi presidia e presidierà sempre più in futuro la città e il territorio, focalizzando gli investimenti sui servizi per la terza età che potrebbero peraltro generare occupazione giovanile.
In assenza di misure che vadano in questa direzione, lo scenario più probabile vede un'accelerazione dell'abbandono e della contrazione dei servizi essenziali per assenza di domanda, che comporterà da un lato la progressiva marginalizzazione degli anziani, costretti al trasferimento altrove dai propri cari, e dall'altra un ulteriore indebolimento del mercato dei servizi.
Per un paese interno a forte perdita di popolazione, occuparsi della terza età non è dunque solo un'attività caritatevole, ma una scelta strategica, pena la sopravvivenza stessa del territorio.
Un massiccio investimento pubblico si configura quindi come un intervento non più procrastinabile, soprattutto alla luce delle trasformazioni sociali che hanno indebolito il modello di famiglia classica tradizionale delle nostre aree; i figli, un tempo numerosi e pilastro dell'accudimento dei genitori, sono oggi costretti a emigrare per necessità.
A questo si aggiunge la crescente difficoltà nel reperire figure di assistenza familiare sul mercato privato.
È allora evidente che senza interventi urgenti in questa direzione, assisteremo certamente a un ulteriore spopolamento, dovuto all'isolamento degli anziani costretti dalle proprie famiglie a trasferirsi altrove.

PUBBLICATO 27/07/2026  |  © Riproduzione Riservata




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