OPINIONE Letto 987

La solitudine dei numeri


Foto © Acri In Rete



Sono tutti a dirmi “dottò, questa sera non fa testo, c’è un sacco di gente, vabbè, è la notte bianca, ma tra quattro giorni, rimaniamo i soliti quattro gatti.”
Ho chiesto a Carmine, lui vive ad Acri da sempre, “secondo te, di 100 persone che vedi stasera passeggiare, quante sono del paese e quante, invece, quelle che andranno via perché, magari, sono in vacanza o sono di paesi limitrofi” e lui a rispondermi “il 70% sono acritani”, l’ho chiesto anche a Fabio “sono solo il 40%”, Roberto è giornalista ed è il più pessimista “il 20%”.
Sono un medico, ho fatto un solo esame di statistica, togliamo gli estremi, faccio media ottimista, è la metà esatta di 100, più o meno, un professore universitario mi boccerà ma voglio promuovere una domanda: “fosse anche il 50%, o anche meno che più, perché, allora, si narra di un paese spopolato?”, corso Pertini era sold out!
Un’altra obiezione che Fabio mi ha fatto “dottò, però, Acri è morta perché non ha i collegamenti con gli altri paesi” e io ho ribattuto “scusami, allora, perché stasera sono venuti nonostante le strade?” e, poi, però è proprio lui a venire nel mio solco, dicendomi di quante macchine sopra i 50000€ di valore vede sempre parcheggiate lungo le strade e chiosa “i soldi, però, ci sono”!
Io non sono d’accordo con quanti vivono questa notte come una parentesi illusoria di entusiasmo paesano perché sono, poi, però, rassegnati a ritornare in letargo già da domani, anzi. Quando sento parlare di programmi elettorali io ho l’orticaria civica, si spende un’orgia di retorica tra “il faremo” e “non hanno fatto”, si evocano gruppi di ascolto, assemblee popolari, sedi aperte alle proposte, quando chiunque si candiderà dovrebbe scrivere una sola riga di manifesto di intenti e un comma soltanto:
1) rendere ordinario quanto, oggi, è venduto come straordinario comma 1) lo facciamo tutti i giorni.
Acri non è morta, la gente c’è, la matematica non sbaglia, la somma non fa più cento e non è più quella di un tempo fa ma anche io non ho più i miei capelli e non ho pretesa di riaverli, gli anni cambiano gli orizzonti e non c’è da farsene meraviglia ma ragione sociologica ed economica e non rassegnazione inerte.
Tra quattro giorni gli acritani torneranno nel chiuso delle loro case perché non avranno alternativa alla soddisfazione delle proprie esigenze sé non a provare a ricercarle a Cosenza o in Amazon perché Acri ritornerà ad essere insufficiente all’ordinario, la festa è stata lo straordinario.
Chiunque vorrà sedere a palazzo Gencarelli non può promettere la luna nel pozzo, anzi, dovrebbe dire da subito quello che non si può fare.
Sarà certamente impopolare ma non è più tempo di rincorrere il cartello di voti, impegnandosi in promesse cortigiane e carbonare, ma bussare ad ogni singola porta di chi ha deciso di non votare e mostrare il proprio curriculum vitae, a prova della sua competenza, e una lettera già firmata di “Dimissioni” se si dimostrasse manifestamente incapace e non per interesse di partito perché lui risponderà solo ai cittadini, Acri è il suo unico padrone, non avrà altri interessi fuori dai suoi confini.
Sto bevendo una birra di troppo ma non sono ubriaco, io voglio votare una giunta comunale di cui so, molto prima di entrare nella cabina elettorale, i nomi e i cognomi degli assessori, voglio valutarne il merito e l’assenza di ogni conflitto d’interesse, voglio dire “questo è bravo, io lo voto” e non “è chiss chi mi rappresenta, è sempre u stess, arrassusia”!
Ogni volta che c’è una tornata elettorale invochiamo il “nuovo” e la “competenza”, salvo, poi, votare un’altra volta l’usato sicuro, i soliti noti riciclati con il Perlana della memoria persa ma bisogna ricordare che i numeri dell’abbandono, alla fine della prossima notte, certificheranno la realtà, questa volta, però, non lasciamoli soli.

PUBBLICATO 13/08/2026  |  © Riproduzione Riservata




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