La libertà non si limita con un’ordinanza: la comunità si costruisce con le opportunità. Amministrare una comunità richiede visione, responsabilità e programmazione, non risposte impulsive condizionate dall'emotività del momento. La vicenda dell’Ordinanza Sindacale n. 21 del 13 agosto — che disponeva il divieto di circolazione notturna per i minori di 14 anni, per poi essere frettolosamente revocata il giorno successivo con l’Ordinanza n. 22 — rappresenta un evidente fallimento metodologico e politico. Emanare ed eliminare un provvedimento che incide sulle libertà fondamentali nell'arco di ventiquattro ore non è un semplice "tecnicismo amministrativo": è la spia di un’azione istituzionale che procede a tentoni, dettata dall'ansia di prestazione comunicativa anziché da una vera strategia. È sotto gli occhi di tutti come questo cortocircuito sia scaturito dai gravi episodi di disordine e dalla rissa verificatasi durante la Notte Bianca. Ebbene, di fronte a un evento di cronaca che ha ingenerato preoccupazione nell’opinione pubblica, l'Amministrazione ha scelto di reintrodurre la logica della scorciatoia: una misura "manifesto", d'impatto mediatico, per mostrare un pugno di ferro immediato ma del tutto inefficace. Il punto centrale è analizzare i problemi con serietà. Gli episodi della Notte Bianca non sono nati dal nulla, ma si inseriscono in un contesto di criticità già ampiamente noto e documentato: nelle palazzine adiacenti a Villa comunale (Gazebo) si registrano da tempo schiamazzi notturni, consumo di alcol tra i giovanissimi e situazioni di degrado che, peraltro, privano i residenti del fondamentale diritto al riposo e alla quiete. Di fronte a un fenomeno circoscritto e localizzato, la risposta dell'Amministrazione appare ancora più incomprensibile: anziché intervenire in modo mirato dove il problema esiste, si è preferito trasformare una criticità specifica in un coprifuoco generalizzato per tutti i minori di Acri. Trattare un'intera fascia d'età come una categoria da controllare è la strada più facile, ma è anche la più sbagliata. Laddove servivano controlli mirati, presidi delle Forze dell'Ordine, presenza costante di educatori di strada e mediazione sociale proprio nel perimetro delle palazzine della Villa e nei luoghi chiave della movida, si è scelto di criminalizzare indistintamente tutti i ragazzi. Difendere la tranquillità e la sicurezza dei cittadini è un dovere prioritario; farlo comprimendo i diritti di un'intera generazione è una miopia politica che non risolve i conflitti, ma li sposta semplicemente qualche metro più in là. Su questo passaggio occorre fare piena luce. Ed è per questo chiediamo massima trasparenza sulle interlocuzioni intercorse con la Prefettura di Cosenza: quali osservazioni e rilievi sono stati formulati da S.E. il Prefetto all'indomani dell'ordinanza emessa dopo i fatti della Notte Bianca? Siamo convinti che la sicurezza non si garantisce con ordinanze estemporanee emanate sull'onda dell'emotività, ma richiede un cambio di passo immediato e la forza di interventi strutturali. Significa, innanzitutto, garantire un vero presidio sul campo che unisca controllo e mediazione sociale: nei punti più critici del territorio, a partire dall'area delle palazzine della Villa Gazebo, serve una concentrazione strategica delle forze dell'ordine affiancata dalla presenza costante di educatori di strada. Solo vivendo i luoghi di ritrovo è possibile intercettare precocemente il disagio, fare prevenzione concreta sull'abuso di alcol e sostanze e disinnescare i potenziali conflitti prima che sfocino in episodi di violenza. Parallelamente, la sicurezza si costruisce restituendo spazio, fiducia e voce ai giovani. Non bastano i divieti se non si offrono alternative reali alla strada: occorre investire nella creazione di centri multifunzionali, sale prova e luoghi di aggregazione progettati e cogestiti con i ragazzi stessi. A questo si deve affiancare l'istituzione di un Forum della Gioventù che non sia una semplice vetrina, ma un organismo dotato di risorse dedicate e reale autonomia decisionale, capace di trasformare i giovani da problema di ordine pubblico a protagonisti delle scelte amministrative. Infine, questo cambio di rotta necessita di un metodo di lavoro coordinato e scientifico. È indispensabile l'apertura immediata di un tavolo operativo permanente che metta attorno allo stesso tavolo Comune, Prefettura, scuole, Terzo Settore e famiglie con il preciso fine di ma mappare le aree a rischio, intercettare strategicamente i fondi regionali ed europei dedicati e monitorare l'efficacia delle azioni intraprese attraverso indicatori trasparenti e misurabili. Per superare la logica dell'emergenza permanente ed evitare che ogni evento di piazza si trasformi in una potenziale crisi di pubblica sicurezza, servono chiarezza, dati e responsabilità. Per questo che non chiediamo slogan, ma risposte concrete. In primo luogo, occorre fare chiarezza sulle risorse e i progetti attivi: quali misure e capitoli di bilancio dedicati alle politiche giovanili e alla prevenzione sono oggi realmente finanziati ad Acri? Questa programmazione, inoltre, deve basarsi su dati e mappature aggiornate: a quando risale l'ultima indagine conoscitiva promossa dal Comune sulle reali abitudini, sui luoghi di ritrovo e sulle forme di disagio delle nuove generazioni, o ci si continua ad affidare esclusivamente alle percezioni del momento? Sul piano degli interventi territoriali, chiediamo di sapere quali fondi si intendano stanziare per l'attivazione di presidi sociali indispensabili, come gli educatori di strada, gli sportelli di ascolto e i progetti dedicati ad affiancare le famiglie nei momenti di difficoltà. Parallelamente, serve fare il punto sulla programmazione economica: quali finanziamenti regionali, nazionali o europei rivolti all'aggregazione e agli under 30 sono stati intercettati negli ultimi anni per strutturare interventi di ampio respiro? Infine, una gestione seria della cosa pubblica si misura sulle garanzie offerte alla comunità. Chiediamo all'Amministrazione di indicare con chiarezza quali obiettivi e tempistiche intenda fissare per i prossimi dodici mesi, definendo scadenze precise e indicatori misurabili per verificare i risultati e assicurare, insieme, decoro, sicurezza e vivibilità a tutta la cittadinanza. I residenti delle case adiacenti Villa Gazebo hanno il diritto di veder tutelata la propria quiete; i giovani hanno il diritto di non essere usati come capro espiatorio per i fallimenti della prevenzione; le famiglie hanno il diritto di non essere lasciate sole. Ma soprattutto Acri non ha bisogno di editti claudicanti d'agosto, ma di una classe dirigente capace di governare la complessità del tema con responsabilità, presenza e programmazione. Azione Acri