OPINIONE Letto 740

La panchina rossa e il peso del silenzio: un invito alla comunità acrese


Foto © Acri In Rete



I recenti e drammatici episodi di cronaca legati ai femminicidi tornano a interrogarci con violenza. Di fronte all'ennesima vita spezzata dalla violenza di genere, il rischio più grande per una comunità è la rassegnazione: l'abitudine a scorrere le notizie, provare un momentaneo senso di sconcerto e poi ritornare alla quotidianità, in attesa del prossimo titolo di giornale. Ma il silenzio non è più un'opzione neutralizzante; diventa complicità. Nel cuore del nostro paese, la panchina rossa non nasce come semplice elemento di arredo urbano o monumento astratto. È una presenza fisica, un monito visivo quotidiano che ci ricorda chi non c'è più e ci chiede, senza mezzi termini, quale sia il nostro ruolo. La violenza sulle donne non è una questione privata né un'emergenza isolata: è un problema culturale e sociale strutturale che riguarda tutti noi, come individui, famiglie e collettività. Per questo motivo, propongo un gesto semplice ma dal profondo valore simbolico: trasformare quel luogo di passaggio in un punto di incontro e memoria attiva. Invitiamo tutti i cittadini a ritagliarsi un momento per passare dalla piazza principale e lasciare un piccolo segno sulla nostra panchina rossa. Un fiore, un pensiero scritto su un biglietto, un lumino: piccoli oggetti che, sommati gli uni agli altri, compongono un messaggio chiaro. Un modo per dire che Acri non gira lo sguardo dall'altra parte, che la sofferenza di tante donne non ci lascia indifferenti e che siamo pronti a fare rete per contrastare ogni forma di prevaricazione. Si tratta di un atto di vicinanza verso le vittime e le loro famiglie, ma anche di un impegno civile che assumiamo nei confronti delle giovani generazioni. Che quel rosso non sia solo il colore della tragedia, ma la traccia visibile di una comunità che sceglie di esserci.

PUBBLICATO 20/08/2026  |  © Riproduzione Riservata




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