OPINIONE Letto 1246

Acri e l'eterogenesi dei fini: dividersi per battere Capalbo ed invece rafforzarlo


Foto © Acri In Rete

EffeEffe
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Ad Acri vale una legge non scritta: più gli avversari di Pino Capalbo si mobilitano per farlo perdere, più finiscono, dividendosi, per garantirgli la vittoria.
È l'eterogenesi dei fini : l'azione che produce l'effetto opposto a quello voluto. Il meccanismo si ripete puntualmente: ogni volta che si apre una partita delicata, chi rompe per affermare una leadership personale non logora Capalbo, ma lo consolida come unico punto fermo mentre tutt'intorno ciascuno gioca la propria partita.
Le ambizioni individuali, invece di sommarsi in un fronte comune, si disperdono in rivendicazioni scoordinate — e questo, più di ogni altra cosa, tiene in piedi chi dovrebbero combattere.
Finché la contesa resterà un campo di micro-ambizioni scoordinate, ogni tentativo di battere Capalbo produrrà l'effetto opposto e poco importa che non sarà più lui il candidato, dunque non un fronte più forte, ma una polverizzazione che lascia campo libero a lui e al suo erede.
Si combatte per abbatterlo, e gli si costruisce la vittoria. Prima ancora del nome su cui convergere, ad Acri ( è noto a tutti tranne che agli alfieri di un mondo che non può essere) servirebbe la consapevolezza di un ordine delle priorità che finora è sempre stato rovesciato: non si parte da chi guiderà la città, ma da cosa si vuole costruire per affrontare una sfida enorme dopo anni di difficoltà. Serve, o meglio forse dire servirebbe, un contenitore, un progetto politico solido, una squadra all'altezza del compito, capace di tenere insieme visioni e competenze prima che nomi e ambizioni personali, un progetto che nasca da un metodo condiviso e non dalla rincorsa a occupare per primi uno spazio ed a fantasticare la poltrona di primo cittadino. Solo dentro una cornice così strutturata la scelta della guida diventa una conseguenza naturale, non la causa di un'ennesima frattura.
Continuare a inseguire la leadership prima ancora di aver costruito la casa comune significa condannarsi, di nuovo, a fare il gioco di chi quella casa non deve nemmeno costruirla, perché la abita già.

PUBBLICATO 27/08/2026  |  © Riproduzione Riservata




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