OPINIONE Letto 730

La democrazia malata


Foto © Acri In Rete



C’era una volta la democrazia, quella vera e in buona salute. Il cittadino ascoltava i candidati, ne valutava le idee, confrontava programmi e capacità e poi infilava nell’urna una scheda con un nome barrato come a dire “Di questo qui mi fido”.
Insomma, era il principio del consenso libero. Una cosa normale ma, proprio per questo, di questi tempi quasi rivoluzionaria.
Da noi nella mitica “Calafrica”, ma più in generale al Sud, il voto può diventare qualcosa di diverso dalla libera espressione. Può trasformarsi in una merce, un favore, una cambiale che qualcuno poi viene a riscuotere.
La ’ndrangheta, per esempio, non è certo un ospite inatteso nelle tornate elettorali. Prima era l’organizzazione a rivolgersi ai politici, oggi sono tanti di questi ultimi a bussare alla porta della criminalità per avere un “aiutino” ed essere eletti.
Non per niente dal 1991 siamo al primo posto nazionale con 136 Comuni sciolti per mafia , su 402. Siamo i migliori!
Quando però non arriva la mafia, il consenso si può costruire usando la politica come un bancomat elettorale. Quindi, consulenze e incarichi mirati ed appalti affidati ad amici. Se non bastasse, il controllo del consenso può avvenire anche con tecniche più “eleganti” e meno rischiose: bastano le liste elettorali.
In questo caso, il candidato ideale non è necessariamente quello che possiede il curriculum più brillante ma, in compenso, ha una famiglia numerosa, una parentela sterminata, qualche cognato, dieci cugini e una zia che conosce mezza comunità.
Ovviamente, più la dinastia è lunga più aumenta il valore politico del soggetto. Ma attenzione, se la vittoria o la sconfitta possono essere determinate da pochi voti è lì che si affina l’ingegno. Si trova un parente del candidato avversario per candidarlo nella propria lista. Così si potrà attingere a quel “patrimonio elettorale”, diminuendo contestualmente la sua “dote” di voti. Nei casi più raffinati, il controllo del voto si può esercitare persino sui seggi. In questa circostanza, toccherà osservare e verificare. Quanti votanti ci sono? Quanti voti sono arrivati? Quanti erano quelli attesi?
Una specie di contabilità elettorale che non necessita del commercialista, ma di qualcuno scaltro che tiene d’occhio il seggio.
Ricordiamoci però che quando il voto perde progressivamente la sua libertà, la democrazia si ammala e lentamente muore, senza neanche rendercene conto. Probabilmente siamo già sulla buona strada, visto che sempre meno gente si reca alle urne.

PUBBLICATO 05/09/2026  |  © Riproduzione Riservata




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