OPINIONE Letto 377

Settembre, di nuovo: la scuola che verrà


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EffeEffe
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Ogni anno, a settembre, la scuola italiana ricomincia con lo stesso rito: campanelle, zaini nuovi, elenchi delle classi affissi ai cancelli. Sotto questa superficie familiare, però, c'è un'istituzione profondamente diversa da quella di trent'anni fa: non necessariamente migliore o peggiore, ma più pesante, più complicata, più burocratica. Dagli anni Novanta a oggi la scuola italiana ha attraversato un numero impressionante di riforme: l'autonomia scolastica, la Moratti, la Gelmini, la "Buona Scuola", e una lunga serie di decreti attuativi e circolari. Ogni riforma nasceva con l'intenzione di semplificare e modernizzare.
Il risultato, sommato nel tempo, è stato spesso l'opposto: un insegnante di oggi si confronta con adempimenti che trent'anni fa non esistevano.
La tanto decantata"autonomia", presentata come panacea di tutti i mali si è tradotta nei migliori dei casi in burocrazia, nei peggiori in un'azienda impegnata a creare iscrizioni per non perire in accorpamenti. I presidi sono diventati manager aziendali più attenti ai numeri che alla qualità della didattica, gli studenti sono passati da essere utenti a clienti da soddisfare.
Così la macchina si appesantisce, riforma dopo riforma, mentre il tempo che un insegnante può dedicare alla relazione con gli studenti si assottiglia — eroso da un apparato che cresce in nome di esigenze legittime (trasparenza, valutazione, qualità) ma che finisce per produrre l'effetto opposto: meno tempo per insegnare, più tempo per documentare di aver insegnato. Non è nostalgia per un passato ma una riflessione, in questo ennesimo settembre, se il modo in cui proviamo a migliorare la scuola stia davvero ottenendo l'effetto voluto, o se non stia solo spostando il peso su un corpo docente sempre più occupato a rendicontare il proprio lavoro, e sempre meno libero di farlo. Nonostante tutto, settembre resta un mese di inizio, non di bilancio.
Agli studenti, l'augurio è di trovare in classe qualcosa che valga la pena imparare. Ai docenti l'augurio è di ritrovare il senso profondo del proprio lavoro. Alle famiglie, l'augurio è di guardare a questo nuovo anno con fiducia, sapendo che la qualità di una scuola si misura ancora nella qualità delle persone che la abitano ogni giorno.

PUBBLICATO 13/09/2026  |  © Riproduzione Riservata




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