Chi siete? Dove andate? Sì, ma quanti siete?… un fiorino!
Leonardo Marra
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Ci sono situazioni in cui ti sembra di essere un marziano caduto per caso sulla terra ed avere una logica talmente diversa dal resto degli esseri che ti circondano, da supporre che non potrai mai aprire un canale di comunicazione con loro.
Fra meno di un mese ci sarà la Canonizzazione del Beato Angelo. Una Canonizzazione che sarà seguita da qualche centinaio di migliaia di fedeli sparsi in tutto il mondo. Alcuni di questi, diciamo qualche migliaio, deciderà di fare visita alla Basilica nel periodo immediatamente seguente o nei mesi successivi. Di questi, ultimi, diciamo qualche centinaia, potrebbe fermarsi in città (suppongo per seguire le iniziative religiose che si allestiranno per l’occasione). Ora, conoscendo la tipologia di turismo (religioso, appunto) e ciò che la città può offrire al turista in generale, immagino che non ci sarà certo la fila presso le strutture alberghiere, dato che la visita potrebbe risolversi nell’arco di una giornata, ma supponiamo che io mi sbagli clamorosamente (e ne sarei felicissimo), supponiamo che in tutto il periodo delle celebrazioni, ci siano effettivamente centinaia di fedeli che si fermeranno in città almeno per una sera. Supponiamo che in 30.000 si riversino in città nell’arco di 3 anni e che di questi, il 10% (3.000) decida di fermarsi almeno una notte. Tenete bene a mente queste cifre. Da un articolo pubblicato su queste pagine, apprendo che il Consiglio Comunale, giorni addietro, ha approvato l’imposta di soggiorno: un balzello (ma pensa che fantasia) a carico di quei pochi turisti che, invece di una competizione di orienteering nelle foreste del Borneo avrà la stravagante idea di soggiornare nella nostra città. Per carità, tutto regolare, è nelle prerogative del consiglio prendere tali decisioni. Ciò che mi rende perplesso è che nessuno dei rappresentanti della maggioranza (almeno in apparenza), abbia avuto un moto di amor proprio ed esprimere un minimo dubbio su tale balzello. E’ talmente grande la loro convinzione, che comincio a sospettare di essere io ad avere i primi accenni di demenza senile. Nell’articolo citato leggo: “L’esecutivo Capalbo ha previsto, per il primo anno, un gettito di circa duemila euro che saranno utilizzati per finanziare interventi nel settore turistico e per la manutenzione ed il recupero dei beni culturali”. Duemila euro nel primo anno? DUEMILA EURO NEL PRIMO ANNO? Immaginate la quantità di interventi che potranno essere effettuati con tale enorme cifra, soprattutto in considerazione del fatto che negli anni successivi potrebbe confermarsi il vecchio detto: “passata la festa, gabbatu lu santu”, a significare che “una volta passata la festa ci si dimentica della sua esistenza e la vita prosegue normalmente. Quindi tutte le manifestazioni di devozione verso di lui durano solo il tempo della festa”. Io non capisco. Venezia, Roma, Firenze, Milano, Napoli hanno la corretta presunzione di ricavare un gettito ragguardevole da una tassa di soggiorno, poiché in queste città la gente continuerà a popolare gli innumerevoli alberghi (per lavoro, per turismo, per necessità) della città. Ma Acri, con le poche centinaia di persone che arriveranno (per lo più come turismo mordi e fuggi), cosa penserà mai di poter ricavare da una tassa di soggiorno? Invece di incentivare la visita e la permanenza nella nostra città, cerchiamo un modo (l’ennesimo) per ostacolarla. Dovremmo coccolare i turisti che arriveranno, penso a piccoli investimenti che potrebbero assumere una sorta di pubblicità indiretta in modo da avere un minimo di ritorno in termini di rilancio del turismo. DUEMILA EURO rappresenta una goccia nel mare della catastrofe finanziaria nella quale versa il Comune. Allora perché questi 5 euro (massimi) al giorno, di tassa di soggiorno, invece di chiederli al turista non vengono investiti per lui. Non ho idea del come, ma una idea (magari bislacca) potrebbe essere quella di accostare la visita alla basilica ad uno sconto (5 euro a notte) sul prezzo di soggiorno in uno degli alberghi cittadini, oppure regalare a chi soggiorna un set di cartoline (esistono ancora?) o un piccolo ricordo del nostro paese (in base al numero di pernotti). Mi viene in mente un albergo di Otranto che ai suoi ospiti, al termine del soggiorno, se questi era durato almeno tre notti regalava uno di quei fischietti in terracotta caratteristici della Puglia. Insomma le idee vengono fuori, basta pensarci. Ci sono cittadine in Calabria che spendono cifre importanti per pubblicizzare il loro “prodotto” su radio, televisione. Noi non possiamo permetterci di spendere cifre a quattro zeri per tale tipo di pubblicità ed allora potremmo affidarci al passa parola, perché quel piccolo “cadeau” possa essere valutato per quello che rappresenta: un segno di gentilezza ed attenzione verso chi decide di visitarci e restare almeno una notte con noi. Cortesia che, unita al senso di accoglienza ed all’ospitalità che da sempre caratterizza il popolo acrese, sarebbe un biglietto da visita nei confronti di coloro che ancora non hanno scoperto Acri, ma avrebbero intenzione di farlo. Ritorniamo alle cifre che vi avevo detto di tenere a mente. Tremila turisti in tre anni vuol dire cinquemila euro all’anno di introito per le casse comunali (meno di 420 euro al mese). A parte il fatto che sfido qualunque amministratore a provare a realizzare interventi con tremila euro all’anno, quando solo alzare una parete di casa (e siamo nel privato!) costa già 500 euro, non sarebbe più indicato mostrare un volto diverso, cercare idee nuove invece che quelle dei soliti balzelli di Andreottiana memoria, quando se servivano soldi si aumentava il costo della benzina e delle sigarette? Ma non si era detto prima delle elezioni che sarebbe stato “il nuovo” ad avanzare? Orsù diamine un po’ di inventiva! |
PUBBLICATO 18/09/2017 | © Riproduzione Riservata

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