E' tutto relativo!
Attivisti Acresi
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Albert Einstein ha espresso il concetto di relatività in maniera semplice ed elegante, dimostrando che materia ed energia sono equivalenti.
Esiste, però, un altro tipo di relatività, quello della vita quotidiana, in cui la percezione della realtà differisce a seconda della persona o del gruppo sociale che osserva un fenomeno. Per cui, può accadere che, mentre la politica locale magnifica il lavoro profuso ed i risultati ottenuti per l’ospedale di Acri, un comune cittadino bisognoso, che si reca al CUP per prenotare un esame strumentale o una visita specialistica, si rende conto che qualcosa non quadra. Dopo aver aspettato per diverse ore il proprio turno, anche dalle prime luci dell’alba, si sentirà rispondere che non potrà effettuare un semplice esame radiologico presso il servizio di Radiologia del P.O. di Acri. Accade, infatti, che per effetto del pensionamento dell’unico medico radiologo, che non sarà sostituito in pianta organica, non sarà possibile eseguire esami specialistici, con la conseguenza di dover cercare disponibilità in altri ospedali. Il comune cittadino rimane perplesso quando si accorge che anche gli ambulatori di cardiologia e di allergologia hanno chiuso i battenti da diversi mesi, nel più assoluto silenzio, perché le unità mediche sono state trasferite altrove. Se poi, il nostro cittadino, volesse prenotare una risonanza magnetica, rimarrebbe ancora più deluso, dopo aver visto l’inaugurazione in pompa magna a fine aprile scorso e non ancora “istituita” da parte dell’ASP di Cosenza. A tal proposito, il CUP interpellato risponde: “prenotazioni sospese, rivolgersi in direzione sanitaria”! Ma non va tanto meglio nemmeno per chi riesce, nonostante tutto, a prenotare una visita o un esame, anche rivolgendosi ad altre strutture ubicate in provincia. Abbiamo minimo 4 mesi di attesa per un’ecografia, 6 mesi per una visita urologica o endoscopica, un ecodoppler neanche a parlarne! Non sarà passato inosservato al cittadino, che le soluzioni adottate per garantire le prestazioni sanitarie, ricalcano finora più l’improvvisazione e l’emergenza, piuttosto che la programmazione. Non gli rimane che porsi una domanda: di chi è la colpa di tutto questo? E qui ritorniamo al concetto di relatività: mentre il comune cittadino vive la realtà ed i problemi di tutti i giorni, la politica locale vive in un paradosso spazio-temporale di una realtà distorta. Chi è deputato a prendere decisioni e risolvere i problemi alimenta, invece, una contrapposizione con chi ha necessità di curarsi, facendosene beffa. Ai cittadini, ben poco importa se la carenza di personale è dovuta al blocco del turn over o ai cosiddetti “imboscati” (Scura docet); se la mancata attivazione dei servizi previsti nei decreti commissariali e negli atti aziendali è colpa dei direttori generali, che invece di essere cacciati a pedate, ricevono un premio di produttività nonostante abbiano creato deficit; se la colpa del piano di rientro fallimentare va equamente divisa tra un commissario ed un presidente di regione. I cittadini vogliono solo potersi curare dignitosamente nella propria terra! |
PUBBLICATO 02/10/2018 | © Riproduzione Riservata

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