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Una superiore sfida

Foto © Acri In Rete
Andrea Di Consoli
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La questione delle aree interne è la questione dei bisogni e del senso. Di cosa ha bisogno l’uomo del 2020?
E che senso riesce a dare alla propria vita?
Queste sono domande che si pongono tutti, ovunque vivano.
Ma nelle aree interne – nelle campagne, nei piccoli paesi di collina o di montagna, nelle contrade poco abitate – una risposta sei costretto a dartela, a differenza della città, dove il rumore e il caos aiutano a stordirsi, a distrarsi, a provare una illusoria e provvisoria sensazione di sazietà.
Nel silenzio delle campagne e delle piazze notturne, invece, la questione è difficilmente eludibile, e perciò all’improvviso ci si chiede: di cosa ho bisogno? Qual è il senso della mia vita?
Cosa desidero veramente? Ecco la domanda più difficile della vita di una persona: capire il proprio desiderio.
E individuare i bisogni reali.
E poi provare a dare un senso alle ore, ai giorni, ai mesi, agli anni, a questo corpo che invecchia, alla paura di ammalarsi, e poi di morire. Vivere nelle aree interne significa soltanto stare nel luogo più profondo della psiche e dell’anima; o, per dirla meglio, nel luogo dove le domande sono più nude, più scoperte.
Ci vuole una forte capacità di reggere la solitudine e il silenzio, per vivere nelle aree interne.
Ci viole, cioè, un grande coraggio.
Il coraggio, per esempio, di sentire la potenza della natura, che solo in apparenza accarezza, ma che in realtà fa sentire in ogni momento tutta la sua forza annientatrice.
E il coraggio di specchiarsi sempre negli stessi occhi che ti càpita d’incontrare quando esci.
Perché nelle piccole realtà è molto difficile vedere il cambiamento, la variazione, l’imprevisto.
Stupirsi è difficile.
Sembra sempre tutto immobile e uguale a se stesso. Ma è davvero così? No, non è così: anche nelle aree interne succedono tante cose, ma sono meno evidenti, meno plateali, per cui bisogna avere uno sguardo molto allenato e una sensibilità fuori dal comune.
Oppure essere apatici, abulici, soddisfatti e rassicurati dalla stasi.
Il problema delle aree interne è che non è mai facile distinguere chi ci vive perché ama nascondersi nell’apatia e nella viltà e chi ci vive per una superiore sfida al tema dei bisogni e del senso.
Nelle zone più remote delle aree interne ho incontrato le anime più sensibili e profonde e le anime più spente, indifferenti, grette e sorde a ogni slancio, a ogni grandezza.
Nelle piccole realtà ci trovi il miele delle visioni filosofiche più fraterne, sagge ed essenziali e il veleno dei nascondimenti per rancore, viltà, invidia, frustrazione.
Per chi abbandona le aree interne per andare in città non è mai facile capire se è andato via per assenza di grandezza spirituale o per ribellione verso gli aspetti più asfittici delle realtà conchiuse.
È una dialettica sempre aperta che personalmente trovo di grande importanza, e che spesso viene svilita per difesa, pregiudizio e retorica.

PUBBLICATO 09/06/2020 | © Riproduzione Riservata



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