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A breve on-line una nuova rubrica gastronomica dove i protagonisti siete voi

Foto © Acri In Rete
Gaia Bafaro
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Acri in rete sta per lanciare la nuova rubrica dedicata alla gastronomia, delle mini trasmissioni in cui saremo ospiti di varie location per consigliare ai nostri lettori delle ricette che hanno il sapore dell’amata terra di Calabria.
Avete mai sentito l’espressione “siamo quello che mangiamo?” non c’è niente di più vero, infatti, il cibo racconta la nostra storia ed è sempre stato inscindibile dall’uomo.
Non si tratta solo di una questione legata alla sopravvivenza, dietro una particolare pietanza o un ingrediente si cela un percorso ricco di mistero e antichità.
La nostra terra è famosa ad esempio per il peperoncino simbolo scaramantico connesso alla fortuna e all’abbondanza, dalle parti di Reggio protagonista è il Cedro che presta il suo legno per la realizzazione di statue sacre dato che rappresenta, vista l’altezza del suo fusto, l’elevazione spirituale.
Il cibo è da sempre fedele compagno di riti che siano religiosi, civili o magici, basta pensare al momento dell’eucarestia in Chiesa o alle prede offerte sugli altari degli antichi Dei e, ancora oggi, ci ritroviamo per festeggiare determinate occasioni dinnanzi ad una tavola imbandita. In questi casi, gli alimenti assumono la funzione di unire, far entrare in comunione i membri di una società.
Nell’antichità uno dei primi ricettari di cucina fu quello di Apicio, gastronomo romano che fornisce interessanti fonti sui piatti romani. A tal proposito,nella nostra Magna Graecia pare fosse molto apprezzata una salsa di pesce di origine romana nota con il nome di “Garrum” realizzata con interiora salate di pesce, in particolare era molto in uso nell’antica Sibari mentre, nella cerchia dei Pitagorici vi era un tipo di alimentazione molto più rigida e semplice.
Pitagora e i suoi seguaci, non consumavano carne, legumi e tantomeno pesce, ogni cosa proveniente dal mare era considerata nociva poiché il mare, non apparteneva alla terra.
Quindi, i pitagorici, preferivano la frutta e qualche verdura per mantenersi leggeri e non intaccare le visioni profetiche che apparivano nei loro sogni tra le tre e le cinque di mattino.
Uno dei tabù di questa cerchia era quello legato alle fave, considerate, per la loro forma fallica o simile ad un embrione, cibo legato a i processi di vita e morte e lasciato agli spiriti.
Ancora oggi, la fava è associata ai morti e in alcune parti d’Italia il 2 novembre si realizzano dei dolcetti chiamati appunto “fave dei morti”.
Questo cibo non è l’unico su cui vigono dei tabù, ad esempio, nella tradizione ebraica o musulmana è vietato mangiare il maiale, considerato un animale sporco con una carne capace di contaminare lo spirito umano con impulsi bassi. In India, invece, è vietato cibarsi della “vacca sacra” considerata emblema della Dea Madre poiché fornisce diversi prodotti per la sussistenza della popolazione.
Certo è che un cibo per essere buono da mangiare deve anche essere buono da pensare e questa caratteristica varia a seconda delle parti del mondo. Alcuni popoli si cibano di cavallette mentre noi italiani, nel nostro modo di pensare, le riteniamo disgustose ma qual è la differenza tra una cavalletta, una lumaca o un gamberone? Cosa rende inaccettabile un alimento rispetto ad un altro?
Semplice! La cultura e la tradizione, noi meridionali, ad esempio, non buttiamo nulla del maiale, ne conserviamo le parti più dure come muso e orecchie sotto gelatina con aceto, per le nostre abitudini è normale per un altro modo di pensare può sembrare una cosa disgustosa.
Sicuramente il capitalismo ha contribuito a standardizzare il modo di mangiare e a distruggere la tradizione tramite l’introduzione di catene americane, volte alla promozione di un modo non sano e veloce di consumare il proprio pasto. I menù sono indirizzati ad un pubblico di adolescenti e contribuiscono a diffondere l’obesità infantile e,di conseguenza ,a creare un popolo di malati che necessita di avere come referenti le case farmaceutiche.
Tornando al ruolo del cibo nella storia dell’uomo, spicca la sua importanza anche nella mitologia.
Si pensi alle Dee che litigano per accaparrarsi la mela della discordia lanciata da Dite durante un banchetto su cui vi è scritto “alla più bella”; alla nascita dell’ulivo albero sacro ad Atena che fu donato ai Greci per averla scelta come protettrice della città che porta il suo nome; al melograno cui chicco incatenò Persefone per sempre nell’Ade insieme a Plutone o al vino legato a Dioniso e ai suoi misteri. Mentre nei riti nordici,protagonista spesso è la mela come simbolo di Avalon la terra d’estate dove vive la fata Morgana insieme alle sacerdotesse della Dea Madre. Il frutto presenta al suo interno una stella fatta di semi, simbolo dell’uomo stesso che si ricongiunge armonicamente con il tutto, centro esatto dell’universo.
Anche nelle favole essenziale è il ruolo del cibo, Biancaneve (ancora una volta protagonista è la mela, probabilmente con valenza negativa poiché legata alla Bibbia e al frutto proibito offerto dal serpente ad Eva), alla Principessa sul pisello, al Fagiolo Magico, a Cappuccetto Rosso e alle focacce da recapitare alla nonna,insomma tutti alimenti che richiamano una certa simbologia.
Lungo e interessante è l’argomento cibo e, per questo motivo, noi di Acri in Rete abbiamo pensato di dedicarvi uno spazio dove i protagonisti sono i nostri ristoratori o gli appassionati che vogliano condividere,a titolo gratuito, le proprie ricette che raccontino la storia di una attività o perché no, di una tradizione di famiglia.
Per partecipare potete contattarci direttamente o scrivere una mail al info@acrinrete.info
Vi aspettiamo!

PUBBLICATO 27/06/2020 | © Riproduzione Riservata





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