OPINIONE Letto 2534  |    Stampa articolo

Lettera malinconica

Foto © Acri In Rete
Angelo Bianco
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Caro sig. sindaco Pino Capalbo,
a me piace la politica, ne ho un’idea romantica, è “il cittadino al servizio della sua città” e la mia è Acri.
Io, anche da quassù dal nord, ne seguo con interesse le vicende amministrative e lei ne è il rettore eletto ed è, quindi, a lei che mi permetto di rivolgermi.
Ogni giorno leggo i giornali locali on line e, ieri, ho visto e rivisto l’intervista che lei ha rilasciato ad Acri In Rete, spiegandogli le ragioni del rimpasto della sua giunta comunale.
È stata una rappresentazione teoretica e didattica del manuale Cencelli, una lezione magistrale della “ragion di Stato” ma lei, caro sindaco, parlava da palazzo Falcone o dal Parlamento, era ad Acri o a Roma?
Confesso di essermi perso tra “supra l’uortu” e via dei Fori Imperiali, non c’ho non capito nulla, ma sarà stata tutta colpa del mio romanticismo.
Mi piace pensare che ogni acritano ha interesse a stare bene, prescindendo da una ideologia di vincolo politico, perché l’ospedale, il turismo, il commercio, la sicurezza, il decoro urbano si declinano con un unico voce del verbo: fare!
Non ho titolo per entrare nel merito della sua azione amministrativa ma lei ha rivendicato con orgoglio la sua politica del fare. Lei ha ammesso più volte che non ha nulla da rimproverare ai suoi assessori e, “alloraRoberto, giornalista di tutto punto, le ha chiesto “perché li cambia?”, già perché, l’antico adagio non recita “squadra vincente, non si cambia!”?
La sua risposta è stata una pugnalata al cuore della mia ragione: “ragioni politiche!”
Ho letto le dichiarazioni degli assessori dimissionati ma non dimissionari, a cui va la mia stima e solidarietà, e mi è sembrato di averne colto tutta la sorpresa, che è propria di chi si ritrova sfrattato, anche se ha pagato con puntualità ogni mese la rata di affitto.
Quelle parole trasudavano dell’amarezza di chi, in quella casa, ha messo tutto il suo impegno per farne la migliore delle dimore, pur sapendo di non esserne proprietario perché è così che si deve pensare la politica, è un prestito d’onore oltrechè d’onere.
Le chiedo sig. Sindaco, i nuovi assunti al potere non sentiranno il disagio della “raccomandazione”, l’assenza del merito, l’urto del confronto, il peso dello sfratto della ragione civica?
Come si giustificherà al tempo atteso dei cittadini, il tempo disatteso che inevitabilmente si perderà nel passaggio e nella comprensione delle consegne?
Lei si è difeso dicendo “non volevo questo rimpasto, mi è stato imposto dal mio partito, io avevo rassegnato le mie dimissioni ma poi ho visto piangere alcuni dipendenti e le ho ritirate!”
Caro sig. Capalbo, mi permetto, e mi spiace dirle, che le sue ragioni deludono il mio animo romantico perché tradiscono il principio fondante della sua carica tricolore, che è quello di essere solo al servizio dei cittadini e non a quello del suo partito. 
Lei ha nascosto dietro quelle lacrime, che immagino sincere, l’alibi di un calcolo politico, che è tradotto nel più antico degli adagi, in uso in affari da quando l’uomo ha inventato il potere che logora chi non ce l’ha, è il “do ut des”!
Ho, allora, ancora due ultime domande da porle, così da uscire dall’ambiguità della ipocrisia e della retorica del politicamente corretto, io sono un cittadino, ho il diritto e il dovere di fargliele e lei di darne conto senza ricorrere ad alchimie fatue e vacue di verità:
sig. Sindaco, qual’è il suo des?
La sua ambizione politica è legittima ma ha sempre un prezzo ma a pagarlo non devono essere i cittadini:
Sig. Sindaco, qual’è il suo?
Il voto, nella mia logica civica, esprime un mandato che vincola i nostri rappresentanti a dare il loro meglio in nome di un interesse soltanto, il nostro, nessun altro.
Quando “scendono in campo” altre ragioni che ne mutano la naturale genesi civica, allora, si, signor Sindaco, lei che, giustamente, vanta il suo “decisionismo”, avrebbe dovuto grassettare le sue dimissioni, come io faccio con la mia anima politica malinconica:
irrevocabile!
Rispettosamente
dott. Angelo Bianco, un acritano.

PUBBLICATO 01/07/2025 | © Riproduzione Riservata



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