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La Freccia del Sud e la voglia di ritornare

Foto © Acri In Rete
Angelo Bianco
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Gentile direttore, io ho viaggiato sulla Freccia del Sud.
Paola-Pisa non è mai stato un viaggio normale, era una traversata in piedi, ad aver culo trovavo lo strapuntino.
La mia casa a Pisa era un seminterrato, a Pisa i seminterrati a settembre si allagano sempre perché a Pisa, a settembre, piove che Dio la manda e chissà poi perché ma noi eravamo sempre a tirar via acqua.
La mia paghetta mensile era 300.000lire, il piacere massimo consentito era una pizza una tantum e il corriere dello sport. Non c’era da scialare, lo studio era un dovere sentito e mai imposto.
Non finirò mai di dire grazie ai miei genitori che hanno investito tutta la loro vita nell’educazione scolastica dei loro figli, perché credevano, bontà loro, che una laurea fosse l’ascensore sociale più sicuro per elevarti ad una dignità di lavoro, che altrimenti il sud non ti offriva.
Il sacrificio era un valore fondante della cultura della loro generazione e non c’era da vergognarsi ad avere un paio di scarpe per l’estate e uno per l’inverno.
Tutta la mia generazione meridionale (e anche non) è figlia del sacrificio dei nostri genitori, monoreddito e senza fronzoli, carosello e a letto, poche regole ma mai una di più.
Oggi, grazie a loro, siamo professionisti in un paese che non è più quello dove tiravamo felici calci ad un super santos “supra l’uortu”, oggi senza iPhone ultima generazione, grazie a noi ( ) non sei felice.
Oggi abbiamo difficoltà ad insegnare ai nostri figli che la scuola e l’onestà devono essere le fondamenta della loro vita, proviamo a non tradire la semina sudata dei nostri padri ma non ne abbiamo più un esempio sicuro.
Oggi il fallimento della classe governativa e con essa della società e dei suoi asini assunti ad esempio (Fedez&co) è evidente.
La cultura, la morale, l’educazione, il rispetto, la tolleranza, l’intelligenza sono valori che non fanno audience, trionfa l’arroganza, l’ignoranza, l’approssimazione, il sentito dire, la pancia, la forma, l’etichetta fashion.
Oggi ho la rabbia di chi si sente impotente difronte una politica che, dall’alto di un voto rubato alle promesse mai mantenute, governa una terra, la Calabria e l’Italia tutta, in disgrazia e fa finta di nulla, non ha mai colpe, è “a sua insaputa”, “non ero io a rispondere, stavo male”, è senza vergogna.
Ho la rabbia per una società dove il sacrificio non è più un mezzo ma un ostacolo al fine e lo studio non è l’ascensore sociale perché a far il ministro della Istruzione può bastare la licenza media.
Oggi se ripenso a quel treno che ha portato via il mio super santos in cambio di un sogno di maggiore benessere, vorrei tanto tirare il freno e arrestare quella corsa e ritornare nella mia piazza, “supra l’uortu”, e continuare a giocare con Peppe, Carminiello, Arturino, Pierino, i miei amici di sempre, e provare a riscrivere la storia e lasciare ai miei figli una Calabria di cui essere orgogliosi, una società migliore per tutti e un viaggio per il futuro con un posto riservato e non uno strapuntino.

PUBBLICATO 13/11/2020 | © Riproduzione Riservata



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