Narciso, il fiore della primavera tra mito e simbologia.
Gaia Bafaro
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La primavera è ormai imminente e ad annunciarlo è anche il Narciso, un fiore molto apprezzato in gran parte del mondo, i suoi colori e la sua forma ricordano i raggi del sole e quando spunta è segno che la natura è pronta a risvegliarsi. Attorno a questo fiore, ci sono varie leggende, la più nota sicuramente è quella che riguarda il giovinetto chiamato Narciso di cui ci parla Ovidio nelle Metamorfosi. Narciso, dice il mito, era dotato di una straordinaria bellezza e, per questo motivo, molte ninfe ne erano innamorate senza però essere corrisposte. Tra queste spicca Eco che si lascia così tanto consumare dalla passione e dall’amore fino a divenire solo una voce, capace di ripetere esclusivamente le grida e le parole udite. Le ninfe, adirate per non essere ricambiate in attenzioni e per ciò che era successo ad Eco, decidono di pregare la dea della vendetta Nemesi affinché punisca Narciso. Nemesi, conoscendo la predizione del veggente Tiresia secondo la quale il ragazzo sarebbe vissuto fino al momento in cui avrebbe visto il suo riflesso, spinge Narciso a specchiarsi in una fonte. Quando il ragazzo vede la sua immagine riflessa, si innamora perdutamente fino a consumarsi, smette di bere e mangiare, lentamente affonda radici nella terra e si trasforma in un fiore che prende il suo nome. ( Suggestiva è la lettura del mito da parte di Arnoldo Foà al seguente link: https://youtu.be/emTiVIrVCrs). A proposito di questo mito, Freud sviluppa il concetto di “narcisismo” delineando una patologia che prevede un eccessivo innamoramento di sé. Tuttavia, il padre della psicoanalisi, ritiene necessario il narcisismo come fase essenziale dello sviluppo psicoaffettivo del neonato che deve prima concentrarsi su se stesso e poi aprirsi agli altri, in modo che si possa delineare l’identità. Tornando al fiore, viene chiamato in lingua inglese anche Giglio di Pasqua o Fiore della Quaresima proprio perché la sua fioritura è all’apice durante il periodo pasquale. In Gran Bretagna cresce spontaneamente nei campi a partire dal XVI secolo e solo in un secondo momento viene coltivato nei giardini, il narciso fu molto apprezzato in epoca vittoriana, era associato all’allegria e soprannominato “burro e uova” in riferimento ai colori dei suoi petali. I bambini, per salutare la nuova stagione annunciata dai narcisi cantavano: “In città è arrivato il narcisillo, vestito di rosso e anche di giallo.” Un classico biglietto di auguri per la Pasqua fu per diverso tempo quello con rappresentata una fanciulla che recava in grembo un fascio di narcisi. Un aspetto più oscuro a questo fiore è stato attribuito soprattutto nelle campagne inglesi, portare i narcisi in casa di qualcuno che allevava polli poteva era di cattivo auspicio poiché impediva alle uova di schiudersi. In Galles era un fiore deposto sulle tombe la domenica delle Palme. L’associazione del narciso alla morte pare derivi dal suo nome inglese “daffodil”, dal latino medievale affodilus e Asphodelos in greco , ovvero una pianta che secondo Omero cresceva negli inferi. Anche la Dea Persefone fu condotta negli Inferi mentre stava raccogliendo narcisi. Oggi regalarlo può esprimere la volontà di un nuovo inizio. In arte oltre a Caravaggio (Narciso) e Dalì (Metamorfosi di Narciso) che con la pittura rappresentarono il mito di Narciso, caratteristiche sono le piastrelle Flora’s Train dell’artista Walter Crane che raffigura il fiore con una ninfa ad esso associata. Vi salutiamo con i versi di una poesia di Robert Herrick intitolata: “Ai narcisi”. “Piangiamo, bei narcisi, nel vedervi, Andar via così presto, quando il sole sorto di buon mattino non ha ancora raggiunto il suo apogeo. Restate, restate, finché il giorno frettoloso sarà giunto al vespro, e dopo aver pregato insieme verremo via con voi.”
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PUBBLICATO 03/03/2021 | © Riproduzione Riservata

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